Perona, un ternano “Oro” alle Olimpiadi

L’11 agosto 1948
un ternano vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra. Era Renato Perona che insieme a Nando Teruzzi si aggiudicò la gara di ciclismo su pista, specialità tandem.
I due pistard azzurri non erano certo i favoriti, anzi, il segretario del Comitato Olimpico,Bruno Zauli, era stato chiaro: “Noi partecipiamo per la prima volta a gare di questa specialità, siamo qui per fare un esperimento”. I grandi favoriti erano gli inglesi padroni di casa, tanto più che facevano affidamento sul campione del mondo di velocità su pista Reg Harris in coppia con Bannister.
Il tandem – che non è più specialità olimpica – richiede un forte affiatamento tra due ciclisti che di solito vengono assortiti preoccupandosi di mettere alla guida un uomo che trova nella tattica di gara e nel funambolismo le proprie qualità, mentre sul sellino posteriore va un uomo capace di sprigionare dai polpacci una grande potenza. Questo era Renato Perona, uno che, quando spingeva, piegava le pedivelle. Nando Teruzzi, seppur ancora molto giovane, era uno dei pistard italiani che andavano per la maggiore, e già aveva dato prova di sapersi battere alla pari coi maggiori specialisti della pista.
Il tandem italiano, seppur “sperimentale”, aveva comunque già fornito qualche assaggio delle sue qualità, in diverse prove di avvicinamento all’appuntamento olimpico. In Italia la coppia Teruzzi-Perona non aveva rivali avendo surclassato il duo Pozzi-Guerra (Gino, il figlio di Learco), mentre a livello internazionale aveva battuto gli svizzeri ed i francesi.
A Londra, comunque, si schierava il fior fiore della specialità. Le gare di velocità su pista funzionano così: si disputano due prove, di solito due giri di pista (ma nel tandem tre giri) con sprint finale, chi si aggiudica le due prove è vincitore. Ovviamente se a tagliare per primo il traguardo è una volta l’uno una volta l’altro dei contendenti, si va alla bella, cosa molto frequente.

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Per Perona i complimenti del sindaco di Terni Luigi Michiorri 

Teruzzi e Perona, fecero subito fuori i belgi, dando fin dalla prima prova, fondo a tutte le energie tanto è vero che stabilirono il record dei giochi sugli ultimi cento metri, proprio in quella batteria. In semifinale dovevano vedersela con gli svizzeri Graf e Rapald. Vinsero anche con loro. In finale trovavano gli inglesi, padroni di casa. Il velodromo di Herne Hill era affollato di spettatori che s’erano preparati a salutare il trionfo dei loro portacolori, ed infatti Harris e Bannister vinsero la prima volata. Teruzzi e Perona, però, avevano ormai preso le misure e li batterono nettamente nel secondo sprint. la “bella” avrebbe assegnato la medaglia. Teruzzi fece appello a tutte le furbizie che nella sua pur breve carriera aveva imparato; Perona, le pedivelle le piegò davvero. E vinsero loro.

Renato Perona aveva vent’anni. Era stato allievo di Elvezio Palla. Non ottenne altri grandi successi in carriera, pur se – specie nei primi tempi – restò nell’élite del ciclismo su pista europeo e si aggiudicò una cinquantina di gare..

 

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La foto originale di Perona e Michiorri è tratta dal libro 
di A.Valsenti "Dventammo protagonisti", ed. Galileo Terni

 

 

 

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