Uno spot di sei secoli fa per costruire il campanile

Campi, Norcia, chiesa San Salvatore, il portico (Foto UmbriaSud.com)
Campi, Norcia, chiesa San Salvatore, il portico (Foto UmbriaSud.com)

Se uno deve fare uno spot, ma vive ne XV secolo, come fa? Niente Tv, né quotidiani, ne radio, men che meno i siti internet. E allora fa’ quel che fecero i religiosi che “gestivano”, a Campi, vicino Norcia, la chiesa attigua al piccolo cimitero della frazione della Valnerina, i quali trasformando la necessità in virtù, utilizzarono quel che “passava il convento”.

Lo spot, a loro, serviva per promuovere una raccolta di fondi per costruire il campanile della chiesa. E così scolpirono il progetto dell’erigenda torre campanaria sulle grandi pietre bianche del pavimento. Un disegno lungo qualche metro. E lì, in scala, il progetto del campanile, in modo di potersene figurare la mole cosicché magari i benefattori, vista la magnificenza del progetto, avrebbero messo mano alla borsa.

Qualcuno lo fece di sicuro, visto che il campanile della chiesa c’è, ma probabilmente la quantità di fondi che era necessaria non fu raggiunta. “Eh, sicuramente no”, spiega uno dei frati della parrocchia che ha competenza in quella zona, il quale è andato per la messa domenicale alla chiesa che ora si chiama di San Salvatore, ma che in origine era la pieve di Santa Maria. “Perché il campanile c’è – aggiunge – ma non è proprio come lo hanno disegnato sul pavimento. Gli somiglia, sì, ma quella copertura è tuttora definita provvisoria”.

Provvisoria? Da quando quel campanile è stato costruito sono passati all’incirca cinquecento anni, visto che la torre campanaria venne innalzata nel XVI secolo.

Il visitatore di passaggio, comunque, ce ne ha di cose da osservare in quella chiesa. “Non per vantarsi – dice con voce pacata il frate – ma sono convinto che questa sia la chiesa più bella del circondario” e lo dice con un lampo negli occhi, con affetto quasi, lui che in zona ci sta da una decina di anni e che è arrivato in quella frazione, lungo la strada che da Preci porta a Norcia, dalla lontana Polonia.
Si sa’, ogni “scarrafone” è bello a mamma sua, però che la chiesa sia senz’altro da vedere anche da parte di chi non capisce un acca di arte e via dicendo, è vero.

E’ un sito che ha dietro di sé, ovviamente, una lunga storia. La chiesa è stata realizzata in due fasi successive. Il nucleo originario, con annesso il piccolo camposanto, è del XII secolo, una chiesetta che sorse probabilmente su preesistenze di un edificio d’epoca romana di cui rimangono, ancora oggi, alcune grosse pietre squadrate che, non riutilizzate sono state poste sul piazzale. Fu pertinenza dei frati della basilica di Sant’Eutizio che è praticamente a mezza strada tra Campi e Preci.

Un paio di secoli dopo è stata aggiunta la parte che costituisce una seconda navata, forse su iniziativa della parrocchia di Norcia, cui i frati di Sant’Eutizio cedettero la Pieve attorno al 1400. Il risultato è che sulla facciata ci sono due portali d’ingresso e due rosoni. Il tutto è unito da un portico e dal tetto.

L'Ultima Cena (Foto UmbriaSud.com)
(Foto UmbriaSud.com)

All’interno, nella parte più antica, compare un fonte battesimale che è identico ad un pozzo. Visibili i segni dei terremoti che spesso hanno colpito la Valnerina, l’ultimo dei quali ha “suggerito” di porre in essere un insieme di strutture di legno a sostegno degli archi di una loggia che – si dice – serviva per raggiungere un crocifisso posto in alto e ritenuto miracoloso.

La loggia è decorata con una serie di ritratti di santi che si deve alla mano di Giovanni e Antonio Sparapane, mentre altre opere sono attribuite a Domenico da Leonessa e Nicola da Siena. La parte sinistra di San Salvatore è la più ricca di decorazioni ed affreschi, tra i quali attrae la curiosità una rappresentazione dell’ultima cena.

Il rosone della pieve di Ponte
Il rosone della pieve di Ponte

Più vicina alla “mano di bianco” la parete destra e tutta quella navata, su cui spicca però una Madonna con Bambino dai colori sgargianti. E’ qui, sul pavimento della navata di destra, lo “spot” pro campanile, un’idea originale, che si ritrova anche in un’altra Pieve della Valnerina, quella di Ponte, a Cerreto: lì il progetto inciso sul pavimento è quello del rosone.

E quello, seppure – forse – con qualche polemica, trovò chi lo finanziò completamente.

®Riproduzione riservata

 

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