Mazzette, caporeparto militare nei guai

2 agosto 1913

La sua era stata un bella carriera, rapida e veloce che lo aveva portato a ricoprire il ruolo di capo reparto. Capo reparto dell’Unione Militare, organizzazione dell’esercito italiano che provvedeva a procurarsi e poi a fornire agli ufficiali tutto ciò di cui avevano bisogno: dalle scarpe, alle uniformi, alle sciabole nuove da esibire in occasioni di particolare eleganza, e tutto ciò che logisticamente era a sostegno della vita quotidiana. Anche delle mense e dei luoghi di ritrovo interni alle caserme per trascorrere il tempo libero.

A 26 anni, Emilio Piericci si trovava insomma a gestire una gran quantità di denaro mentr gli passava per le mani ogni bendidio. Da Terni, per fare carriera, aveva accettato qualunque trasferimento fino a che, a Torino, fu nominato caporeparto. Sarà stata forte la tentazione? Oppure rimase vitima incolpevole di qualcuno che era stato scavalcato e che trovò la maniera di vendicarsi. Fattostà che ad un certo punto fu sospettato di approfittare del suo ruolo, di aver intascato qualche mazzetta dai fornitori, quanto meno. Indagarono su di lui in maniera circospetta e con grande discrezione, poi quando trovarono le prove decisero che sì, andava messo in gattabuia. Si presentarono a casa sua, a Torino, ad ora antelucana, per coglierlo di sorpresa. Sì, buonanotte! Suon e risuona al campanella, ma invano. In casa non c’era nessuno. Il “buon” Emilio, nonostante la discrezione aveva annusato il pericolo e se l’era data a gambe. Non lo trovarono mai.

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