Felicina, un femminicidio di settant’anni fa

Il 12 giugno 1950

era ormai notte fonda quando il silenzio a Case Nuove, una frazione di Umbertide, fu rotto da una fucilata. Poi più niente. La mattina dopo, all’alba, alcuni braccianti che andavano al lavoro la trovarono: Felicina, 44 anni, giaceva sul lato della strada polverosa, pochi metri fuori dell’abitato. Il ventre squarciato da un colpo di fucile da caccia sparato da breve distanza.

Felicina era morta perché s’era separata dal marito. Ci voleva coraggio ad affrontare una situazione del genere settant’anni fa, soprattutto se si viveva in un piccolo centro, dove si fa spesso molto presto a giudicare e condannare.  Una condizione che le aveva procurato non poche chiacchiere in paese, dove viveva additata da tutti. “E’ stata colpa sua se si sono separati” era il commento più diffuso. I braccianti che ne ritrovarono il corpo chiamarono i carabinieri. Poi arrivò il pretore. Le indagini non furono complicate. Dopo poche ore, arrestarono il marito di Felicina, Luigi, 48 anni, il quale confessò subito il proprio delitto. Nel 1950, d’altra pare, era ancora vigente la norma sul delitto d’onore.

Quella sera s’erano incontrati appena fuori del paese, per evitare la curiosità dei vicini. Lui voleva un chiarimento. Ma all’appuntamento s’era portato il fucile da caccia. Era già chiaro quale voleva fosse la risposta. E quando Felicina rifiutò le proposte del marito, l’uomo reagì e le sparò alla pancia.

®Riproduzione riservata

 

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