Bizzi primo sulla pista dello stadio Brin

Il 25 maggio 1940

Terni fu località di arrivo dell’ottava tappa del Giro d’Italia, giunto al ventinovesima edizione. La carovana prese le mosse da Fiuggi: un po’ di salita, e parecchi tratti di strada sterrata, ma non sembrava una tappa destinata a sconvolgere la classifica generale che vedeva Pierino Favalli in maglia rosa ed un giovanissimo Fausto Coppi in seconda posizione. Ma come spesso succede, le tappe che sulla carta non sono di estrema difficoltà, diventano improvvisamente importanti; basta poco. In quell’occasione bastò che la maglia rosa andasse in crisi su una salitella dalle parti di Tivoli per scatenare la bagarre. Favalli si staccò e saltarono tutti i piani strategici messi a punto dai direttori sportivi. La Bianchi, ad esempio, lavorava per portare cl traguardo Adolfo Leoni il quale ci teneva a vincere a Terni, tanto più che la corsa passava per Rieti, ed i suoi tifosi s’erano accalcati lungo la strada che dal capoluogo laziale porta fino a Piediluco, e sulla salita della Forca di Arrone. A Rieti, però, Leoni passò con due minuti di distacco dai primi. Era insieme a Coppi che, a sua volta, era rimasto attardato dopo essere stato investito da un’auto del seguito. Coppi stava ripartendo dopo essersi fermato ad una fontana quando l’auto gli arrivò addosso. Nessuna conseguenza per lui, ma la ruota della sua bicicletta rimase piegata.
A Piediluco la corsa era guidata da un gruppo di una ventina di corridori che affrontarono in piena bagarre la strada non asfaltata della salita della Forca di Arrone. Ormai la lotta per la vittoria a Terni era ristretta a loro, e tutti erano pronti a salutare Gino Bartali, che era tra i primi, a braccia alzate sullo striscione d’arrivo, sull’anello di cemento dello stadio Brin.

bizzi
Olimpio Bizzi

Vinse invece Olimpio Bizzi, che aveva forato lungo la discesa verso Arrone, ma era riuscito a rientrare dopo che il compagno Bergamaschi s’era sacrificato passandogli la ruota. Bartali fu quarto preceduto nello sprint oltre che da Bizzi anche da Diggelmann e Crippa. La maglia rosa fini sulla spalle di Enrico Mollo, mentre Coppi retrocedeva al quarto posto con un ritardo di due minuti e 23 secondi. “Questo giovane è stato troppo in fretta indicato come il vice Bartali – commentarono i giornalisti esperti di ciclismo – ma è ancora acerbo”. Infatti, quel giro del 1940, lo vinse proprio lui: Fausto Coppi.

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