Corso Tacito, scelto il progetto

L’11 maggio 1868
Il consiglio comunale di Terni esaminò e approvò il progetto per la realizzazione di Corso Tacito. L’ingegner Adriano Sconocchia, in verità, di progetti ne aveva presentati tre, tutti orientati alla soluzione di un problema: il collegamento rapido della stazione ferroviaria col centro cittadino e, possibilmente, la contemporanea creazione di un raccordo agevole con la strada Valnerina, quella che conduceva verso la zona est della conca ternana, individuata come zona di espansione. Un’espansione, che nei disegni dei ternani di allora, doveva in primo luogo consentire l’individuazione di quella che oggi sarebbe definita come area industriale.
Nel 1868, le grandi fabbriche non esistevano ancora. Ma non è per caso che la Fabbrica d’Armi, le acciaierie, lo jutificio Centurini, il lanificio, sorsero successivamente e nel giro di pochi anni tutte in quell’area la quale aveva un fattore positivo determinante: la possibilità di sfruttare agevolmente la forza motrice delle acque del Nera.
Il progetto approvato e poi realizzato fu quello che prevedeva una vera e propria opera di sventramento del tessuto urbano. Una lunga strada rettilinea dalla piazza che oggi si chiama “della Repubblica” raggiungeva la stazione ferroviaria, inframezzata da una grande piazza (piazza Tacito) “snodo” in direzione della Valnerina.
La realizzazione di quel progetto comportava una serie di cambiamenti profondi, tra i quali lo spostamento dell’asse principale della città da quello che da allora fu chiamato “corso vecchio”. Corso vecchio (ossia corso Vittorio Emanuele) ricalcava il cardo della città romana, ed era l’antico tracciato della strada consolare Flaminia nel tratto in cui questo attraversava la città. Non a caso vi sorgevano i più importanti uffici pubblici, il teatro comunale, gli uffici dei professionisti. La costruzione della “strada noa” comportava, nel progetto scelto, la necessità di abbattimento di parte, quanto meno, di antichi palazzi nobiliari. E così caddero al suolo la facciata principale del Palazzo Rustici e del Monte di Pietà e i prospetti laterali o posteriori dei palazzi nobiliari Manni, Pressio Colonnesi, Montani-Leoni, Paglia, Cesi, Faustini, Dal Vitt. Andava abbattuta, almeno in parte, anche la cinta muraria medievale.
Fu un sacrificio condiviso, seppur con qualche resistenza da parte di alcuni fra i diretti interessati alle demolizioni, allo scopo di dare alla città un volto moderno e di creare le condizioni più favorevoli per assicurare a Terni uno sviluppo industriale e l’espansione della città.
Corso Tacito fu completato nel 1879.

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