Terni, da Palazzo dei Priori a Teatro Verdi

Alla fine del XIII secolo, così come stavano facendo tanti altri Comuni, Terni decise di costruire un palazzo per ospitare il magistrato municipale e i priori. Si trattava, fatte le giuste trasposizioni temporali, del municipio.
Fino ad allora i Priori di Terni si riunivano nella abitazioni private di qualcuno di loro oppure nella chiesa di San Francesco. Si decise di acquistare, perciò, alcune costruzioni nel rione Fabri. Il programma era di demolirle e al loro posto fu costruito il Palazzo dei Priori. Che sorse, appunto nel rione Fabri, lungo la via che portava a Porta Spoletina, l’odierno corso Vecchio, poco oltre la chiesa di San Pietro. Quel palazzo, col passare dei secoli e dopo aver subito numerose vicissitudini, demolizioni e ricostruzioni, è diventato oggi il teatro comunale “Giuseppe Verdi”.

palazzo priori verdi
Nella foto, un particolare della pianta di Terni contenuta in un affresco in Diocesi, il Palazzo dei Priori con la scalinata che è rimasta anche per il teatro

verdi-300x194Ovviamente quando lo si realizzò, intorno al 1840, si chiamava solamente “Teatro Comunale”, essendo Giuseppe Verdi nel pieno della sua vigoria fisica.
Si demolì, quindi, il vecchio “artistico palazzo”, in cui ebbero sede i Priori, e dove risiedeva il Pubblico Magistrato che, stando a quanto riferisce lo storico ternano Francesco Angeloni, nelle occasioni ufficiali si presentava alla cittadinanza nella maniera adeguata per una così alta carica. Il Magistrato Pubblico vestiva sempre un lungo mantello di zambellotto (un tessuto serico rigido e spesso) che durante l’inverno era rosso scarlatto, ma in estate si schiariva, diventando color fragola. L’eccezione era costituita dal tempo di quaresima, quando i colori sgargianti non sembravano rispettosi, per cui il mantello diventava di un viola scuro. Non mancavano tutte le altre figure d’obbligo per una coreografia che si rispettasse: accanto a lui si presentavano i “ministri” (probabilmente una sorta di moderni assessori) ed i trombettieri. Tutti indossavano la divisa della città, vale a dire abiti rossi fasciati di verde.
Il Palazzo dei Priori aveva ovviamente la sua magnificenza, con una grande scalinata che s’estendeva lungo tutta la facciata, ai piedi della quale era un leone scolpito nella pietra e, ad arricchire il tutto, alcune resipiscenze archeologiche. Non mancava una torre che, successivamente fu dotata di una campana.
Cambiati i tempi, finita l’epoca dei liberi comuni e diventata più povera la città, il palazzo dei Priori, nella prima metà del Settecento fu dato in concessione all’appaltatore del forno pubblico. I Priori furono trasferiti nel nuovo Municipio, ossia a Palazzo Carrara, acquistato proprio con quetso scopo. Non è che tutti, fra di loro, abbiano accettato di buon grado il provvedimento e non ambivano proprio ad andare ad occupare con gli uffici civici quel “dispregevole palazzo Carrara”.
Ne va che evidentemente il Palazzo dei Priori non era proprio un tugurio. Comunque divenne un forno, anzi “il” forno cittadino, dato che il commercio del pane non era libero. Quando lo diventò il forno chiuse. Il Comune si trovò in possesso dell’immobile e nella contemporanea necessità di avere a disposizione un teatro più adatto del Goldoni, insufficiente in quanto a spazio.
La storia del teatro, la costruzione affidata all’esperto Luigi Poletti che realizzò una delle sue opere migliori e che mantenne la scalinata esterna, sono questioni più recenti. Nell’occasione comunque il fabbricato che fu il Palazzo dei Priori fu demolito e ricostruito: le fondamenta non erano più sicure. Poi, nel Novecento, ad una nuova demolizione ci pensarono le bombe.

 

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