La morte di Cesare Bazzani, architetto che cambiò Terni

Il 31 marzo del 1939

Cesare Bazzani
Cesare Bazzani

I giornali annunciarono l’improvvisa morte di Cesare Bazzani, Accademico d’Italia, avvenuta durante la notte nella sua abitazione romana. Bazzani è stato uno degli architetti che hanno segnato profondamente l’aspetto della città di Terni. Suoi sono infatti numerosi palazzi del centro cittadino nati tra l’inizio del 1900 e gli anni appena antecedenti la seconda guerra mondiale. La sua mano compare soprattutto in quegli edifici pubblici realizzati dopo che nel 1927 Terni divenne capoluogo di Provincia.
Il primo intervento di Bazzani a Terni, però, risale al 1901 ed è la Palazzina Alterocca in corso Tacito. Suoi sono il Palazzo delle Poste, in piazza della Repubblica, il Palazzo dell’Inps in corso Tacito, il Palazzo del Governo in piazza Tacito, l’opera più monumentale tra quelle realizzate a Terni su suoi progetti. Il Bazzani ha anche realizzato la scuola industriale, in viale Brin, la Chiesa di Sant’Antonio, la centrale idroelettrica di Galleto. Numerosi le abitazioni tra cui quella della famiglia Bosco, che sorge dirimpetto alla chiesa di Sant’Antonio.
Per citare una delle sue opere realizzate fuori Terni ma sempre in Umbria basta nominare la facciata della basilica di Santa Maria degli Angeli.
Amante di un’architettura monumentale, con largo uso di marmi, sculture e fregi sulle facciate dei palazzi, grandi archi e scalinate, era – ai suoi tempoi – considerato un artista, forse anche perché artisti furono entrambi i genitori, trasferitisi da Bologna a Roma ancor prima che lui nascesse (il 5 marzo 1873), e lo zio materno Cesare Fracassini.
Legato al fascismo, sono opera sua la Biblioteca nazionale di Firenze, la Galleria d’arte moderna di Valle Giulia,  la sede del Ministero per l’Educazione nazionale. e tante altre opere in numerose città italiane. Nel 1929, “per i suoi alti meriti di studioso e artista”, fu nominato Accademico d’Italia.
Solenni i funerali celebrati nella chiesa della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, affollati di autorità con in prima fila Luigi Federzoni, presidente dell’Accademia d’Italia il quale, successivamente, sulla platea antistante la chiesa celebrò il rito fascista. Immancabile il telegramma di condoglianze di Benito Mussolini.

 

 

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