Luigi Trastulli, caduto per la pace

La notizia, nel linguaggio freddo delle agenzie di stampa, era in prima pagina su tutti i giornali: a Terni c’erano stati scontri tra operai e la Celere ed era rimasto ucciso “tale Alvaro Trastulli”, giovane operaio che lasciava “la moglie giovane come lui e una bambina in tenera età”. “La bambina” era un bambino, e il “tale” rimasto ucciso si chiamava Luigi. Luigi Trastulli, fresatore delle acciaierie. Aveva 21 anni. Tre colpi d’arma da fuoco lo raggiunsero a un fianco e gli forarono un polmone. Era il mattino del 17 marzo del 1949.

trastulli (2)
Luigi Trastulli

Notizia in prima pagina ma messa in secondo piano: in quei giorni i titoli principali erano dedicati alla lunga discussione in corso alla Camera (51 ore continuate) sull’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, alla Nato. Le sinistre si opponevano fermamente ed avevano promosso manifestazioni in tutta Italia.
Alle 10,30, alle acciaierie di Terni, suonarono le sirene e gli operai uscirono dalla fabbrica per recarsi alla manifestazione “in difesa della pace” che si sarebbe tenuta in piazza del Popolo (oggi piazza della Repubblica). Riferì Luca Pavolini su L’Unità: «Avevano percorso appena 300 metri quando è arrivata la celere: una decina di jeeps, la solita sarabanda, le solite manganellate». La polizia sosteneva che il corteo non era autorizzato, gli operai ribattevano che non era un corteo, stavano andando, tutti, verso il centro cittadino. «L’autista della jeep del commissario fa fare un salto avanti alla macchina poi di colpo un salto indietro – racconta Pavolini – Primo ferito: l’operaio Ettore Scatolini, partigiano, è a terra con un piede rotto, gli è passata sopra una ruota. Gli operai protestano, gridano il loro sdegno. E allora la polizia spara loro addosso, spara subito a tiro radente sugli uomini… Quando tutto è finito ci sono tre uomini a terra: Luigi Trastulli muore dopo 8 minuti. Raul Crostella, responsabile giovanile della Camera del Lavoro ha una pallottola nello stomaco… Lionello Dionisi una pallottola sotto l’ascella; Giuseppe Porotti, Romolo Cardinali, Santino Cippitelli, Ilvo Biancifiori, Carlo Danieli sono feriti da colpi di manganello».
Un morto e sette feriti: bilancio pesante. La Camera del Lavoro proclamò immediatamente uno sciopero generale di 24 ore. Gli operai rientrarono in fabbrica per presidiarla. In nessun’altra parte d’Italia, dove si tennero manifestazioni analoghe, s’erano verificati così gravi disordini.
A Terni lo spiegamento di forze di polizia fu eccezionale. Si considerò a priori che la manifestazione sarebbe stata diversa: il Pci era particolarmente forte e deciso; il Fronte Popolare nelle elezioni di pochi mesi prima aveva vinto largamente a Terni. Era forte le protesta per i piani di ridimensionamento dell’occupazione alle acciaierie. La “Terni” aveva già parlato di duemila licenziamenti che sarebbero venuti da lì a poco e Tito Oro Nobili, che era stato sindaco socialista di Terni prima del fascismo, s’era dimesso da presidente del consiglio di amministrazione della fabbrica, rifiutandosi di «gestire un piano di licenziamenti». Già 700 operai venivano mandati a casa. Se ne aggiunsero, nel 1952-53, altre migliaia. Con le dimissioni di Nobili finì _ quasi nell’indifferenza _ l’esperienza interessante della cogestione: nel cda presieduto dal vecchio antifascista sedevano infatti anche rappresentanti degli operai. Quegli operai che, tornati dalla guerra e dalla montagna dove avevano combattuto come partigiani, contavano sulla “loro” fabbrica, sul suo rilancio e sulla sua ristrutturazione anche impiantistica dopo le distruzioni belliche. Quella speranza veniva frustrata. La tensione era alta: non mancava chi era disposto a difendere la fabbrica con ogni mezzo, anche attraverso l’occupazione, armi in mano. Era già avvenuto nei momenti difficili seguiti all’attentato a Togliatti, nel luglio del ‘48: alcuni giovani avevano preso le armi che erano nascoste all’interno dello stabilimento, avevano disarmato i guardiani – che allora erano dotati di moschetto- occupato il centralino, interrotto l’erogazione di elettricità. L’episodio costituì un precedente che, sei mesi dopo, venne in qualche modo utilizzato. Nel dibattito parlamentare, la settimana successiva all’omicidio di Luigi Trastulli, il sottosegretario agli Interni Achille Marazza affermò che la notte prima «la pubblica sicurezza aveva scoperto e sequestrato, all’interno delle acciaierie di Terni, due mitra, due pistole, tre baionette» e che due giorni avanti si era proceduto al sequestro di «quattro mitra, un moschetto sei bombe a mano, e ben 29 ordigni esplosivi ad alto potenziale, oltre a 36 bottiglie Molotov”. L’assassinio di Luigi Trastulli fu una tappa tragica della battaglia che gli operai ternani ingaggiarono, dal ’48 in poi, per difendere la fabbrica, la città, il loro futuro e che ebbe culmine nel 1953, quando i licenziati divennero tremila; quando la gente scese in piazza e si scontrò con “li cellerini” di Scelba.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Trastulli, caduto per la pace

Per saperne di più:

Alessandro Portelli: “Biografia di una città. Storia e racconto: Terni 1830-1985”. Einaudi

Alvaro Valsenti: “Diventammo protagonisti”, Ed. Galileo Terni 1998

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...