Malmena il rapinatore sul treno

Amedeo Sandrini 1866
L’on. Sandrini

L’onorevole Amedeo Sandrini, sul treno Roma-Ancona,  era salito stando già sull’avviso: un viaggio in prima classe, di notte ed insieme alla sua signora era ad alto rischio. E così quando il convoglio, oltrepassata la stazione di Terni iniziava il tratto in salita verso la galleria “Balduini”, lui stava sul chi va là. Quel pezzo di strada ferrata era ormai famigerato, perché lì il treno rallentava e non era poi così difficile saltar giù, così come aveva fatto a suo tempo l’assassino che per rapina massacrò Ottavio Arvedi, noto industriale del Nord. Si, s’era ormai nel 1915 e l’ingegner Arvedi era stato ucciso tra il Natale e Capodanno del 1907, ma Sandrini non aveva dimenticato. Intanto perché il processo s’era concluso da non tanto tempo e poi perché altri fatti gravi erano accaduti nel frattempo.
Insomma, quando verso l’una di notte sua moglie lanciò un gridolino di paura, l’onorevole Sandrini era già pronto a scattare. La gentildonna, con la coda dell’occhio, aveva visto un uomo che, carponi, stava strisciando sotto le tendine chiuse della porta dello scompartimento. Quello manco fece in tempo a mettersi sull’allarme che Sandrini, poco più che cinquantenne, robusto e dal fisico prestante, gli era già addosso: prese il mariolo per il collo e cominciò a sbatacchiarlo di qua e di là. L’altro, un mingherlino, non ebbe la possibilità di nessun’altra reazione se non quella di mettersi a piagnucolare chiedendo pietà.
Ma Sandrini era ormai una furia. Dopo averlo per bene “massaggiato” allentò la stretta, e si guardò intorno per chiedere l’intervento di qualcuno del personale delle ferrovie. Proprio mentre il treno si fermava alla stazione di Giuncano. “Avrà avuto si e no una ventina d’anni – raccontò poi Amedeo Sandrini – e portava un camicione da operaio. Arrivarono due ferrovieri cui mi misi a spiegare l’accaduto. Il giovane, che era salito alla stazione di Terni ed aveva regolarmente il biglietto, stava lì a pochi passi da noi. Arrivarono anche due viaggiatori, uno dei quali faceva il barista a Spoleto: riferì che quel giovane lo conosceva di vista, che era capitato al bar della stazione dove, appunto, lavorava lui”. Il giovane, che sembrava un cane bastonato (in effetti la bastonatura l’aveva rimediata davvero) chiedeva clemenza. Fu consegnato al capostazione di Spoleto che poi avrà deciso il da farsi.
Quello che premeva all’onorevole era soprattutto denunciare il fatto che su una linea come quella non c’era un minimo di sorveglianza. “Eppure sono accaduti diversi assassini, tra i quali quello di un vescovo”, aggiunse.
In effetti sembra che viaggiare in treno in quegli anni a cavallo tra il XIX ed il XX secolo fosse davvero un’avventura pericolosa. Specialmente sulle linee umbre. La cronaca registrò diversi fatti, due estremamente gravi, come l’assassinio del vescovo di Foligno e quello dell’ingegner Arvedi, ma di aggressioni finite in maniera meno cruenta se ne registrarono più d’una: viaggiatori che consegnarono il borsellino, porologio e portafogli cedendo alle minacce; una rapina al vagone postale, questa solo tentata, alla stazione di Narni: la prontezza di riflessi e la risolutezza degli uomini di servizio sul vagone fecero sì che i rapinatori piuttosto male in arnese, se la dessero a gambe al primo accenno di reazione.
Non avevano avuto la stessa fortuna i due assassinati, iI vescovo di Foligno, Federico Federici, provò a reagire ma il suo aggressore, poi individuato in un nullafacente sedicente falegname di Tuoro sul Trasimeno, gli fracassò la testa a martellate, poi – braccato – tentò di fuggire a piedi, di notte e lungo la ferrovia, finendo in un fosso. Più lunghe e difficili furono le indagini per individuare l’autore dell’assassinio di Ottavio Arvedi, particolarmente feroce nelle sua esecuzione e compiuto mentre la vittima s’era appisolata.
Solo un paio d’anni dopo si scoprì il colpevole: un malvivente ternano, conosciuto col soprannome di “Fringuello”. Lo denunciò sua moglie, una donna di Montefalco, stanca delle botte.
La denuncia dell’onorevole Sandrini, invece, non ottenne grandi risutati. L’anno dopo, sul Roma-Ancona fu assassinato un giovane ferroviere romano che viaggiava fuori servizio.

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