Liberati, il coraggio di non arrendersi

Libero Liberati con la Gilera Saturno
Libero Liberati con la Gilera Saturno

Nel 1961 aveva cominciato a riassaporare l’emozione di essere lì davanti, a battersi per la conquista di un titolo. Vabbè, era il titolo tricolore e non più quello di campione dl mondo vinto nel 1957 contro tutto e contro tutti. Ma la partecipazione al campionato italiano della classe 500 di motociclismo era un modo di sentirsi ancora parte attiva di quel mondo. Libero Liberati, che si schierava al via con la vecchia monocilindrica Gilera Saturno di sua proprietà e da lui stesso preparata, vinse alla grande la prima prova a Modena. Pochi giorni dopo si dovette arrendere alla Bianchi ufficiale guidata dal monzese Tino Brambilla, un mezzo più moderno, dal motore pluricilindrico, più veloce della Saturno, anche se la sua cilindrata era leggermente inferiore essendo la Bianchi una 350 cc maggiorata. Si capì subito, già a Modena, che il titolo tricolore sarebbe stato un ragionamento tra loro due, l’ex campione iridato ternano e Tino, uno della schiatta dei Brambilla, tutta gente che ai motori dava del tu, fossero montati su due o su quattro ruote (Tino, in seguito fu pilota Ferrari).
Le gare in calendario erano cinque: Modena, Cesenatico, Imola, Genova e Ospedaletti. Ad Imola, terza prova valida per il casco tricolore che era stato di Liberati già due volte nel 1955 e 1956, si disputava la Coppa d’Oro Shell, gara prestigiosa (anche quella aveva vinto, il ternano), che vedeva nelle prime file della griglia di partenza piloti di caratura mondiale, gente che Liberati, a suo tempo, si metteva dietro anche se ai suoi rivali di quattro anni prima s’erano aggiunti nuovi personaggi, gente che faceva scintille. Ma con La Saturno, per quanto sia, dove volevi arrivare? Il fatto fu che Brambilla e la Bianchi si piazzarono se non tra i primissimi, comunque davanti a lui. A Genova, quindi, era Brambilla leader del campionato, ma sotto la Lanterna (e sotto una pioggia battente) fu Liberati a vincere, dando fondo al suo talento e al suo coraggio. Per cui a Ospedaletti ultima gara valida per il titolo la graduatoria del campionato vedeva primo Liberati, con 65 punti, davanti a Brambilla staccato di cinque punti. La gara diventava decisiva. E la Bianchi si rinforzò, schierando a fianco a Brambilla, il pilota marchigiano Silvio Grassetti che già faceva faville nella 250 con una Benelli ritornata da poco ufficialmente alle gare. Vinse Driver, un inglese, con la Norton: Brambilla fu secondo davanti a Grassetti. Liberati quarto. E addio titolo.
Ma nel 1962 era deciso a riprovarci. Prima o dopo anche la Gilera sarebbe tornata alle corse, sperava, e allora…. La Gilera, la moto con cui aveva trionfato sui circuiti di tutta Europa. La Gilera che gli aveva consentito di diventare il numero uno al mondo e che poi però, ritiratasi dalle competizioni, lo aveva lasciato a piedi con il titolo mondiale riposto in un cassetto. Avrebbe corso con la Saturno anche nel 1962, nel frattempo. Ma bisognava lavorare sodo, cercare di ottenere il massimo da quell’unico cilindro, mettere a punto il mezzo in maniera impeccabile, e quindi provare, provare, provare. Allenarsi molto. Ma poi venne quel 5 marzo, la pioggia, la curva di Cervara a due passi da casa, una strada “amica” che gli diventò fatale.

©Riproduzione riservata

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