Foligno, il “Giro” e il sogno di Capodivento

Bitossi vinse la tappa di Foligno del Giro 1968
Bitossi vinse la tappa di Foligno del Giro 1968

Non furono fortunati i folignati nel 1968. L’arrivo del Giro, per l’interesse che suscita negli appassionati anche all’estero, i servizi giornalistici e le dirette televisive, rappresenta per la località in cui si innalza la striscia rossa del traguardo l’occasione di finire in vetrina. Quel giorno però, il 7 giugno 1968, fu il giorno in cui i giornali dedicavano lo spazio maggiore alla notizia della morte di Bob Kennedy, assassinato nel pieno di una campagna elettorale che lo vedeva ormai avviato ad un trionfo nelle elezioni del presidente degli Usa..
Il Giro d’Italia, nell’attenzione dell’opinione pubblica, non poteva che diventare, almeno per un paio di giorni, una notizia di secondo piano. Neanche la tappa precedente quella di Foligno, la cronoscalata di San Marino, ebbe _ ovviamente _ il risalto che avrebbe ottenuto se, in America, tutto fosse filato liscio. Figurarsi: a San Marino vinse Felice Gimondi il quale compì quel giorno un’impresa battendo Eddy Merckx, “Il Cannibale”. Per i tifosi di ciclismo italiani fu una delle poche occasioni di gioire nei lunghi anni dei trionfi del belga. Una gioia che sarebbe comunque durata pochi giorni, perché quella edizione del giro fu anche quella dello scandalo doping e Felice Gimondi, risultato positivo (insieme ad un nugolo di corridori) per l’uso di stimolanti, fu successivamente retrocesso. Ma quel giorno, il 7 giugno 1968, non si sapeva ancora niente di tutto ciò.
Bob Kennedy era morto il 6, il giorno prima. Figurarsi quali potevano essere l’interesse e la risonanza per una tappa definita “pianeggiante” e quindi destinata a chiudersi con uno sprint e senza alcun cambiamento in classifica.

L'assassinio di Roberto Kennedy
L’assassinio di Robert Kennedy

La tappa era la diciassettesima di quel Giro edizione n.51. Gino Sala, uno dei giornalisti più preparati in campo ciclistico, la commentò sul suo giornale con queste poche righe: “Quella di oggi, e stata la tappa dei passaggi a livello. Erano cinque, e se li abbiamo contati vuol dire che la gara procedeva regolare, senza novità. Cinque passaggi a livello.
Il treno (potenza di Torriani) che si ferma a Nocera scalo per concedere via libera ai corridori. due scattini di Zilioli che Merckx ha subito annullato e la fuga che ha procurato a Bitossi la prima gioia di questo Giro Tutto qui. Cioè nessun mutamento in classifica, e Napoli s’avvicina, e Merckx rimane saldamente al comando”.
Franco Bitossi, era scattato in prossimità del traguardo, su una delle poche salite, quella che porta al valico della Scheggia. Seguito dal belga Sels era andato a raggiungere lo spagnolo Garcia il quale, come tutti gli spagnoli di allora, non appena la strada cominciava a salire si era messo a fare il diavolo a quattro.
In tre si presentarono sul rettilineo finale ed il corridore toscano riuscì a centrare la vittoria, davanti a Sels ed allo spagnolo.
Tutto qui. L’unica cosa di cui si parlò al Processo alla tappa fu del tracciato della corsa, con Vincenzo Torriani messi sotto accusa per aver previsto un tappone dolomitico troppo presto rispetto all’arrivo finale di Napoli. Sulle Tre Cime di Lavaredo Merckx aveva stracciato i rivali e si era praticamente messi in tasca il Giro.
In quella tappa che arrivò a Foligno il corridore che più cercò di mettersi in evidenza fu Damiano Capodivento, un pugliese di 25 anni, che la notte prima era diventato papà di una bambina. Lui sprizzava gioia ed energia da tutti i pori. Cercò di andare in fuga, voleva celebrare degnamente l’avvenimento. Ad un certo punto c’era pure riuscito infilandosi in un gruppetto di cinque. Gli rovinò la festa Italo Zilioli che entrò, anch’egli, nella fuga. Merckx non poteva lasciar spazio ad uno dei primi della classifica: la squadra del belga organizzò l’inseguimento e il sogno di Capodivento finì lì.

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