Gian Lupo Osti alla guida della “Terni”

Il 10 febbraio 1965

alla Terni società Terni fu nominato un nuovo direttore generale. Era Gian Lupo Osti, il quale aveva ricoperto lo stesso incarico all’Italsider. Osti è stato collaboratore di Oscar Sinigaglia alla Finsider dal 1946. E poi è passato alla Dalmine, alla Cornigliano e all’Italsider, ed infine è diventato direttore generale e poco dopo anche amministratore delegato della “Terni”. Nel 1975 lasciò l’incarico dedicandosi al giardinaggio e diventando uno dei più importanti esperti al mondo nella coltura di peonie. Era la sua passione da sempre. Vent’anni insistette, ad esempio, per ottenere i permessi ed andare in Cina a cercare nuove specie. La tenacia aggiunta ad una passione che nel mondo era di pochi. In Cina, poi, ci fu da combattere per il pass che gli permettesse di raggiungere aree “delicate”, quelle dei confini col Vietnam e il Tibet, e per superare la concorrenza di inglesi e giapponesi, studiosi come lui ma in concorrenza. Osti ne uscì trionfatore utilizzaando un semplice metodo, accattivandosi la gente del posto.
Questo già basterebbe per capire qualcosa su chi fu Gian Lupo Osti. Un uomo dal carattere spigoloso, convinto delle proprie idee. Ma capace di una sensibilità culturale che lo rendeva, tra l’altro, consapevole della delicatezza del ruolo del manager pubblico. Un impegno da affrontare senza mai perdere di vista la correttezza, l’etica, il proposito di gestire l’impresa tenendo conto, sì, delle esigenze del mercato, ma senza dimenticare che lo Stato imprenditore agisce rispettando il territorio che ospita la fabbrica e chi in essa lavora. «Bisogna unire il meglio dei due mondi oggi in conflitto: il capitalismo e il socialismo», sosteneva più di sessant’anni fa Osti col presidente della Finsider, Oscar Sinigaglia.

osti
Gian Lupo Osti

L’ingegnere aveva grande stima e considerazione di quel “ragazzone”: ne fece il più giovane dirigente dell’Iri, gli affidò l’appena costituito braccio americano della Finsider; e lo presentava come il suo successore. Erano gli anni della ricostruzione, del piano Marshall, opportunità che Osti, divenuto direttore generale dell’Italsider, sostenne con convinzione, nel combattere al fianco di Sinigaglia la battaglia del rilancio della siderurgia italiana.
Osti portò un’aria nuova alla “Terni”. Cominciò a preoccuparsi dell’ambiente introducendo i primi provvedimenti per diminuire l’inquinamento prodotto dalla fabbrica; eliminò dall’archivio migliaia di dossier riguardanti i dipendenti ed eventuali appartenenze politiche; promosse iniziative per accrescere la sensibilità culturale diffusa, creando in pratica un reparto che in seno alla “Terni” produceva non acciaio, ma cultura.
Ovvio che il “core business” del suo impegno restavano la produzione, lo sviluppo, il lavoro. E compì una scelta coraggiosa ed all’avanguardia: la produzione elettronucleare. Ma per questo servivano impianti moderni, investimenti, ed un ruolo più forte della “Terni” nel calderone delle Partecipazioni Statali. Un’idea che non piacque per niente al sistema politico–partitico: la Dc e gli stessi socialisti, nella cui area – seppur con posizioni molto personali – Osti gravitava. La battaglia fu persa. Sollevato dadll’incarico uscì senza polemiche: aveva le sue peonie, il giardino sul lago di Bolsena.

Nella foto grande: Una turbina per una centrale elettronucleare

 

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