Perugia, sparito l’archivio del 1300

7 febbraio 1922
Chissà quanto tempo prima erano spariti, ma certo non dev’essere stata una cosa semplice trafugare l’intero archivio antico del Comune di Perugia: mille volumi, distribuiti in 212 raccolte. 15 di questi volumi raccoglievano documenti risalenti al 1300, tutti atti di podestà, capitani del popolo, giudici. E poi catasti e libri di massari e gabellieri dal 1260 al 1399; atti sparsi dal 1291 al 1475. C’erano inoltre atti di accusa, inquisizioni, giudizi, licenze, precetti, processi dal 1275 al 1390. Per non parlare di reperti “minori” come alcune casse contenenti pergamene (varie migliaia).
Materiale trafugato da parecchio tempo se c’era stata la possibilità per chi se n’era impossessato di procedere ad una minuziosa catalogazione, ad esami dettagliati, ad un inventario precisissimo.
Un valore inestimabile dal punto di vista culturale e documentario, ma anche in quattrini sonanti: venduti uno ad uno a collezionisti di pochi scrupoli tutti quei documenti avrebbero consentito a chi li commerciava di campare una vita di agi.
Il ritrovamento fu consentito da una provvidenziale “soffiata”. Qualcuno riferì che in una villa di Gardone Riviera, in provincia di Brescia, c’erano dei manoscritti e antichi documenti. La villa era di proprietà di un cittadino tedesco, cui fu sequestrata con provvedimento del ministero dell’Industria e del Commercio. Il ministro di allora, on. Belotti, incaricò un’équipe di studiosi di esaminare le carte. Scoprirne la provenienza non fu difficile.

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