L’Isrim, occasione sprecata

Il 5 febbraio 1989
Sui quotidiani italiani più importanti compariva un’inserzione a pagamento della Regione Umbria. Era il bando per l’assegnazione di venti borse di studio “finalizzate alla formazione di ricercatori per l’Istituto Superiore di Ricerca e Formazione sui materiali speciali per tecnologie avanzate con sede in Terni”. Nasceva l’Isrim, “nell’ambito del Piano integrato mediterraneo Umbria” il quale era stato già approvato dalla Commissione europea che aveva stanziato i fondi necessari. Servirono allora 45 miliardi di lire, per avviare un’iniziativa di grande interesse, tesa alla formazione di tecnici e ricercatori da impiegare nello sviluppo e l’individuazione di nuovi materiali speciali. bando

Un’iniziativa che avrebbe tratto linfa vitale dalle conoscenze già esistenti a Terni collegandosi ad esse, prima fra tutte quella legate al Centro sviluppo materiali della Finsider (Csm) che aveva già sede a Pentima, e che avrebbe potuto consentire innovazione diffusa nella rete delle piccole e medie imprese ternane ed umbre, prima di tutto, ma anche di altre parti d’Italia e d’Europa. Sarebbero state le imprese, si contava, a fornire – dopo l’avvio del Centro – i fondi per la sussistenza, proprio grazie alle commesse, alle richieste di studi sui materiali che, per svilupparsi, sarebbero stati ad esse necessari.
Si indicava nel bando che la formazione sarebbe avvenuta per diverse aree, prefigurando la futura articolazione dell’Isrim ed indicando quali sarebbero stati i futuri settori di impegno: materiali compositi a matrice polimerica; adesivi strutturali; materiali ceramici ad alte prestazioni; materiali vetrosi speciali; elettroliti solidi; valutazione, certificazione, omologazione dei materiali ad elevate prestazioni presso laboratori di Università, o di Enti di ricerca pubblici/privati in Italia o all’estero.
Si volava alto, insomma, senza timori e mettendo in campo iniziativa, coraggio, lungimiranza. Doti che apparvero all’orizzonte il modo così rapido che, dopo, era lecito chiedersi se non si fosse trattato di ujn sogno. Perché tanti buoni programmi sono rimasti solo sulla carta e l’Isrim andò avanti in maniera piuttosto deludente. Prima furono necessarie consistenti iniezioni di danaro pubblico, poi man mano la qualità cominciò a diminuire anche in conseguenza del fatto che la “molla” delle richieste innovative da parte delle imprese si rivelò ben presto un pezzo di semplice ferro e per di più arrugginito. Com’è andata a finire si sa. L’Isrim è stato liquidato di recente, prendendo atto di un naufragio che ha portato a fondo anche le speranze di quei venti giovani cui il bando era destinato. Gente che, per guadagnarsi la borsa di studio iniziale, dovette esibire una serie di requisiti: avere meno di 35 anni, essere in possesso di una laurea in chimica, chimica industriale, fisica, ingegneria conseguita con una votazione di almeno 100/110; conoscere l’inglese.
Gente così, dopo un po’, prese il volo verso altri lidi. E a Terni dei materiali speciali innovativi è rimasto l’acciaio. Come prima del bando, anzi…

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