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Alla Siri braccio di ferro contro la chiusura

Il 30 gennaio 1984
I vertici della Siri chiesero l’intervento della magistratura affinché la fabbrica di via Lungonera a Terni fosse sgomberata. I circa cinquanta dipendenti erano in sciopero già da diverse settimane, la fabbrica occupata, le portinerie bloccate.Quello che fu un esempio di capacità di innovazione tecnologica, era ormai al collasso e l’intenzione della direzione era quella di chiudere i battenti e licenziare tutto il personale. Il braccio di ferro  fu aspro, ma non ci fu molto da fare. Nel 1985 la Siri scomparve dopo la dichiarazione di fallimento emessa dal Tribunale di Terni.
Era nata sessant’anni prima ad iniziativa di Luigi Casale, inventore del procedimento per la produzione di ammoniaca sintetica e di altri brevetti, in collaborazione con la “Terni” e la Sias, una società che utilizzava già alcune delle invenzioni dell’ingegnere piemontese. La Siri ottenne grandi successi e si era largamente affermata al momento in cui scoppiò la seconda guerra mondiale. Gli impianti fortemente danneggiati dagli eventi bellici tornarono ben presto in funzione e già nel 1947 i livelli produttivi ed occupazionali dell’anteguerra erano stati recuperati, tanto che subito dopo e per tutti gli anni Cinquanta del novecento la Siri registrò un vero e proprio boom. La produzione non era più strettamente ed esclusivamente legata alla chimica, ma ci si impegnò nella realizzazione di impianti elettrochimici che continuavano ad adottare i brevetti Casale, operando in Italia ed all’estero: Svizzera, Germania, Belgio, Spagna, Unione Sovietica, Giappone. I profitti volavano, i dividendi in favore degli azionisti raggiunsero valori pari a nove volte il capitale nominale.
La crisi arrivò negli anni Settanta, in collegamento con le difficoltà economiche generali di quel periodo, che però nel caso della Siri essa erano appesantite da fattori specifici: scarso supporto finanziario della proprietà (che era di una società Svizzera), le difficoltà a trasferirsi in impianti più adatti, l’esproprio di ogni decisione avocata a sé dalla proprietà stessa. La discesa era iniziata e divenne sempre più rapida. Nella seconda metà degli anni Settanta la Siri ottenne le ultime importanti commesse da parte di multinazionali come la Esso e la Mobil, ma in Svizzera l’attività dell’azienda ternana era considerata sempre più marginale, fino a che il pacchetto azionario fu ceduto ad ujna banca a garanzia dell’esposizione di un’altra azienda del gruppo, mentre la Siri ha per parte sua forti esposizioni con le banche e con l’Inps, cui non può far fronte nemmeno ricorrendo alla disponibilità degli impianti di via Lungonera.
I libri contabili finirono in Tribunale ed alla metà del 1985 arrivò il provvedimento che ne decretava il fallimento.

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