Tito Oro Nobili

Alla “Terni” anche gli operai nel cda

Il 13 gennaio 1945
Fu compiuto il primo passo verso la costituzione dei consigli di gestione alla “Terni”. Nel corso di una riunione tenuta nella sede della Cgil tra il commissario dell’Iri, Leopoldo Piccardi, il vicepresidente della “Terni” Girolamo Ippolito e i segretari confederali, si trovò un accordo in base al quale il consiglio di amministrazione della Società “Terni” da allora in poi avrebbe dovuto procedere all’esame di “tutti i problemi tecnici ed amministrativi relativi alla gestione dell’azienda con una commissione aziendale composta di cinque membri eletti mediante voto segreto e diretto delle rispettive categorie e cioè tre delegati degli operai, uno degli impiegati e uno dei dirigenti, esclusi i direttori generali”.
A quella data, i consigli di gestione non erano ancora stati formalmente istituiti: ciò avvenne tre mesi più tardi, nella data poi individuata come giorno della “Liberazione”, il 25 aprile 1945 quando il Clnai emise un decreto ad hoc. I consigli di gestione, così come recitava il decreto, erano composti da rappresentanze paritarie di lavoratori e proprietari delle imprese ed avevano tra i compiti principali quelli di dibattere sulle scelte produttive dell’azienda, sulle assunzioni ed i licenziamenti, sui costi di produzione e i prezzi di vendita dei prodotti.
Pur se operativi nella sostanza fin dal 1945, alla costituzione ufficiale dei consigli di gestione alla “Terni” si approdò nel corso del 1946-47 quando presidente della società fu Tito Oro Nobili (nella foto, al centro con gli occhiali neri), un antifascista che era stato sindaco di Terni, alla guida del “Comune rosso” prima del 1922 e successivamente segretario nazionale del Partito Socialista.
Ben presto, però, il ruolo dei consigli di gestione fu “ingabbiato” nell’assunto secondo il quale essi non avevano poteri decisionali, ma solo consultivi e il loro parere non era vincolante. Nel 1950 si dovette constatare il fallimento dell’esperienza. Tito Oro Nobili s’era dimesso alle prime avvisaglie del ridimensionamento occupazionale deciso dal piano Sinigaglia: “Tanti anni di militanza socialista non mi consentono di andare contro gli operai”, dichiarò.

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