Lo sciopero del 1889 alle acciaierie

Il 13 gennaio 1889
Gli operai delle acciaierie di Terni decisero che lo sciopero – in corso da alcuni giorni – proseguiva ed anzi l’azione di protesta doveva divenire più stringente. La crisi, anche allora, era diffusa in tutto il mondo industrializzato, aveva determinato una riduzione dei salari e un calo del potere di acquisto. Gli operai dell’acciaieria chiedevano

Ettore Ferrari
Ettore Ferrari

un intervento da parte della direzione, un ritocco delle retribuzioni oltre a condizioni di lavoro migliori. Quel 13 gennaio 1889, però, assume oggi un particolare significato: in quella occasione si decise di andare a protestare a Roma, una decisione che nei decenni di storia della fabbrica ternana è diventata, purtroppo, quasi un’abitudine. Le acciaierie, fondate nel 1884, erano in pena produzione da un paio di anni. Quella fu la prima di una lunga serie di spedizioni nella capitale, coi lavoratori della “Terni” a far sentire la voce della loro protesta davanti ai Palazzi romani.
Nel 1889 meta fu la direzione della Società Saffat: gli operai volevano incontrare il presidente Vincenzo Stefano Breda. Con loro, ad accompagnarli, c’era un deputato eletto in Umbria, Ettore Ferrari, esponente sinistra democratica eletto nel collegio di Spoleto. Ferrari aveva incontrò gli operai fuori dai cancelli della fabbrica e fu proprio lui a suggerire l’iniziativa. L’incontro con Breda era giù stato chiesto dagli operai e sembrava avesse dovuto aver luogo il 7 di gennaio, ma il presidente a Terni nn s’era fatto vedere. “Se non viene lui, andiamo noi a Roma”, sostenne Ferrari.
Lo sciopero andava avanti già da giorni e la situazione stava diventando insostenibile sotto diversi aspetti. Non c’era solo da far fronte alle difficoltà di mettere insieme il pranzo con la cena acuite dalla paga persa con lo sciopero, ma anche al pericolo che la situazione degenerasse soprattutto perché piuttosto diffuso era il ricorso ai crumiri. Molti erano infatti coloro che nonostante la protesta in atto andavano al lavoro nella fabbrica e puntualmente dovevano essere scortati, all’ora di entrata e a quella dell’uscita, dalle forze dell’ordine.
Quel viaggio a Roma, fatto il 14 gennaio, si rivelò risolutivo. Tanto è vero che tra Breda ed i rappresentanti dei lavoratori fu raggiunto un accordo ritenuto soddisfacente. Il giorno 15 lo sciopero, finì.
E’ il caso di ricordare che nel gennaio 1889 lo sciopero era ancora considerato un reato: il decreto Zanardelli, che permetteva solo scioperi giudicati pacifici, fu emesso infatti solo alcune settimane dopo.

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