1886, nasce la Gazzetta di Foligno

Il 2 gennaio 1886
Uscì il primo numero del Giornale di Foligno, l’”antenato” della Gazzetta di Foligno che continua ad essere pubblicata ancor oggi. Era un sabato quel giorno e da allora, a meno di cause di forza maggiore o di edizioni straordinarie, ogni sabato c’è stato e c’è l’appuntamento con la Gazzetta, a Foligno. Costava 5 centesimi mentre l’abbonamento per un anno era pari a 4 lire (3 lire per sei mesi).
Cinque centesimi per quattro pagine di notizie cittadine ma anche di polemiche, di prese di posizione decise, di battaglie e campagne di stampa. Sempre da una parte, quella del movimento cattolico, della curia cui si deve l’iniziativa originaria. Direttore e fac totum fu Michele Faloci Pulignani, che non a caso era anche il cancelliere vescovile e poi vicario capitolare.

Foligno
Foligno alla fine dell’800

Faloci Pulignani era, per parte sua – e su queste posizioni schierò ovviamente anche il Giornale di Foligno – contro ogni forma di modernismo in ambito ecclesiale. Era in sostanza uno dei fautori dell’antimodernismo e dell’antisocialismo. Sempre dalla parte dei conservatori e moderati, avversò il vescovo di Foligno Federico Federici (il quale fu assassinato poi per rapina, in treno), si candidò e fu eletto alle amministrative del 1895 ma fu poi dichiarato decaduto per incompatibilità con l’incarico di vicario capitolare, fu interventista e molto vicino al fascismo.
In quel primo numero, comunque, lo spiegò subito il direttore da che parte era schierato il Giornale che praticamente scriveva tutto da solo: “Non saremo sorpresi – scriveva Faloci Pulignani nell’editoriale del primo numero – se più d’uno ci guarderù di mal occhio, convinti solo della bontà delle cause che difenderemo e persuasi che la città nostra ha bisogno di una libera voce… che difenda non pure interessi economici e materiali, ma… gli interessi religiosi e morali”. Interessi religiosi intesi come cattolici quelli che ci s’impegnava a difendere e nei decenni ne ha avuti di “nemici” la Gazzetta: intanto il Regno Sabaudo e le misure da esso adottate contro gli ordini e i beni ecclesiastici; i massoni; e infine le “orde” social comuniste nella seconda metà del secolo scorso.
Il Giornale di Foligno fu costretto a divenire Gazzetta poco più di due anni dopo la nascita, quando per la prima volta ritardò l’uscita del sabato a causa di difficoltà burocratiche relative alle prerogative formali richieste al Gerente. Il Giornale, in quanto tale come “ragione sociale” fu chiuso, e sostituito dalla Gazzetta di Foligno, che formalmente era un’altra cosa: cambiava il gerente, cambiava la tipografia che originariamente era quella di G. Tomassini, ma il prodotto era sempre quello. Solo la testata era diversa. Restò al suo posto il direttore che, però si dimise in occasione dell’uscita dell’ultimo numero dell’anno 1888. Fu lui a spiegare ai lettori il perché da quel 31 marzo 1888 si cambiava testata: “Al Giornale di Foligno – scriveva Faloci Pulignani – che per evitare una serie di noie causate da una lieve irregolarità circa i documenti del proprio gerente, ha sospeso le sue pubblicazioni, fa seguito col numero presente la Gazzetta di Foligno che prosegue il programma, le idee, la condotta del primo”.
Alla fine dell’anno comparve il saluto del direttore che ritirandosi “dalla direzione e dalla redazione della Gazzetta di Foligno” ringraziava i lettori che invitava a seguire la Gazzetta di Foligno che “proseguirà colle medesime condizioni di prima”.

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