Terni, Jacini deputato con sospetto

Il 22 dicembre 1868
Gli elettori di Terni inscenarono una manifestazione di protesta contro Stefano Jacini, divenuto deputato del collegio attraverso elezioni sospette. Jacini è passato alla storia soprattutto per l’inchiesta condotta da una commissione parlamentare da lui presieduta, sullo stato dell’agricoltura italiana.

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Stefano Jacini

Si trattò di una “fotografia” economica ma anche sociale e sociologica sullo stato dell’allora più importante settore produttivo nazionale. L’inchiesta Jacini, però, è datata qualche anno dopo i fatti del 1868, quando a Terni si alzò la protesta di coloro che non si spiegavano come mai proprio lui, sceso in Umbria da Casalbuttano vicino Cremona, avesse battuto contro ogni previsione Alceo Massarucci, ternano, consigliere della Provincia dell’Umbria fin dalla sua costituzione.
Il collegio elettorale ternano, quell’anno, si trovò inaspettatamente senza rappresentante alla Camera dei Deputati in quanto Mattia Montecchi (eletto l’anno prima) s’ammalò gravemente. Furono così indette elezioni suppletive. Gli elettori (si votava per censo) erano poco più di ottocento. Al primo turno, il 13 dicembre 1868, nessuno dei candidati ottenne la maggioranza assoluta dei voti e il 20 dicembre ci fu il ballottaggio tra Jacini e Massarucci,  con un passato di fervente irredentista.

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Alceo Massarucci

Vinse Jacini, ma si parlò senza mezzi termini di elezioni addomesticate. Un messo della pretura di Terni, “certo Frattaroli con ufficio a Montecastrillo”, alla domanda di un cronista del giornale “L’Opinione nazionale” confermò la stranezza del risultato, rispondendo che in effetti tutti s’aspettavano eletto Massarucci. Gli costò cara, questa testimonianza al “cursore della Pretura”, perché fu esonerato dall’incarico.
Jacini vantava un bel curriculum. Era stato ministro dei Lavori Pubblici nel governo del Regno di Sardegna con Cavour, e poi nel governo del Regno d’Italia presieduto da La Marmora e, successivamente, in quello guidato da Bettino Ricasoli. Alla fine del 1868 presidente del consiglio dei ministri era Luigi Federico Menabrea, che non guardava di buon occhio il candidato Jacini, considerato troppo vicino alla destra conservatrice, ma nello stesso tempo temeva maggiormente l’elezione di Massarucci considerato alla stregua di un rivoluzionario. Nell’indecisione, Massarucci per la seconda volta uscì battuto al ballottaggio (perse anche contro Mattia Montecchi). Deputato lo diventò nel 1870, quando Jacini fu nominato senatore.
Però a Terni ci fu malumore all’anninciò del risultato in quanto come scriveva La Stampa, “sembra che i voti degli elettori che rimasero vincenti a Terni nell’elezione a deputato del Jacini non rappresentassero veramente e interamente i voti e i desiderii di molta parte di quella popolazione”. Cosicché “una dimostrazione composta di molti cittadini corse le vie di Terni per protestare contro l’elezione del Jacini. La dimostrazione – concludeva il cronista – si sciolse all’apparire della pubblica forza”.

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