acciaierie di terni

Ottobre 1953: a Terni barricate in difesa del lavoro

Il 21 ottobre del 1953

è un giorno poco ricordato nell’ambito delle vicende che videro Terni alle prese con una delle crisi più difficili della sua storia di città industriale, quella dei duemila licenziati delle acciaierie. Quel giorno, infatti, si riaprirono le trattative dopo un periodo difficile, teso, incandescente con disordini in piazza, feriti, operai in questura in stato di fermo. Sono gli episodi rimasti nella memoria collettiva cittadina, ricordati come “le barricate” contro la Celere e dei colpi di mitragliatrice.
Fatti che accaddero il 17 ottobre 1953, quando Terni fu bloccata da uno sciopero generale di 24 ore per protestare contro il licenziamento di duemila operai ed impiegati deciso dalla direzione delle acciaierie. Le lettere erano state recapitate proprio in quella settimana. Duemila licenziati che andavano ad aggiungersi ad altri 700, quelli del dicembre 1952.
Gli animi erano esacerbati, la situazione preoccupante. Per le 16 e 30 del 17 ottobre era in programma un comizio che le autorità avevano proibito diffidando i promotori, ossia i sindacati e le forze politiche cittadine. All’ora prevista, però, piazza del Popolo dove il comizio era in programma era affollata di operai. Carabinieri e polizia intervenivano intimando lo sgombero della piazza e provocando la reazione che si concretizzò in una fitta sassaiola. Sassi, erano i sanpietrini che furono divelti dalla strada e dalla piazza, da un parte e bombe lacrimogene dall’altra ben presto sostituite da raffiche di mitra sparate in aria, sì, ma a mezza altezza, a sfiorare la testa della gente. In uno dei tafferugli ci scappò un ferito, un operaio di 36 anni, Bruno Bertini, che fu raggiunto ad un fianco da un colpo di pistola sparatogli contro da un poliziotto che l’operaio voleva disarmare. Una ferita seria, a causa delle quale si temette per la vita di Bertini che fu sottoposto ad un intervento chirurgico, conclusosi felicemente. Ferito anche un ragazzo di 15 anni, Valentino Maurelli, cui una pallottola trapassò una guancia fuoriuscendo senza causare danni ad organi importanti. Nel bilancio della giornata anche ottanta persone fermate e qualche contuso tra gli agenti. Già la sera prima, quella di venerdì 16 ottobre, s’erano registrati scontri. Un corteo di cinquemila dimostranti percorse le strade principali concentrandosi in piazza del Popolo. Si chiedeva la revoca dei licenziamenti che da quel giorno erano in vigore. In piazza del Popolo i dimostranti avevano trovato un reparto di polizia schierato davanti al Municipio. La polizia caricò e scoppiò il parapiglia: rimasero feriti due donne e tre agenti. I fermi di polizia furono una decina.
La mobilitazione e la protesta erano state generali, mentre i lavoratori che avevano ricevuto le lettere di licenziamento continuavano a presentarsi ogni giorno al loro posto in fabbrica. Era nato un “Comitato cittadino per la difesa dell’economia ternana” che coordinava la protesta e metteva in campo le iniziative. La ripresa delle trattative servì ad evitare altri disordini. La città attendeva notizie da Roma, dal ministero del Lavoro. Il “Comitato” sapeva che le cose sarebbero andate per le lunghe e per il 24 ottobre, era un sabato, era stata proclamata la “sera dell’attesa”: dalle 19 alle 24 la gente di Terni sarebbe stata in piazza ad aspettare, a segnalare così la propria ansia e preocupazione.
La “sera dell’attesa” non ci fu, perché nel pomeriggio di quel sabato si raggiunse l’accordo. Un accordo articolato che fu comunque pesante per l’occupazione e l’economia cittadina.

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