Tarquinia

Tre ditte ternane nei guai: “oscene” le cartoline coi dipinti etruschi

Tarquinia
Una delle cartoline “incriminate”

Giustizia forse un po’ lenta, ma certamente inesorabile. E così dopo duemilacinquecento anni arrivò la punizione per quell’artista etrusco che aveva realizzato un affresco un po’ troppo osé. Solo che, essendo ovviamente scomparso lui, ad andarci di mezzo furono tre aziende ternane denunciate per diffusione d’immagini pornografiche: l’Alterocca, la Angeli, la Beretta. Tre aziende che producevano cartoline illustrate. Si sa che dallo stabilimento Alterocca usciva il 30 per cento delle cartoline italiane, e che Terni era nata una vera e propria tradizione nel settore. Il mercato tirava e a fianco dell’Alterocca erano nate altre imprese tra cui la Angeli e la Beretta erano le maggiori.
Tutte e tre finirono nel mirino della Procura della Repubblica di Viterbo che, nel 1966, portava avanti una vera e propria campagna moralizzatrice. Così a Tuscania furono sequestrate, perché ritenute pornografiche, cinquemila cartoline illustrate della tomba etrusca dei Tori. V’erano riprodotti dei particolari degli affreschi di una delle più ammirate vestigia della necropoli etrusca di Tarquinia, e gli altrettanto famosi vasi attici conservati nel museo di Palazzo Vitelleschi. La Tomba dei tori, che risale al VI secolo avanti Cristo. Negli affreschi, oltre ai tori (simbolo di fecondità), è rappresentato l’agguato teso da Achille al figlio di Priamo, Troilo. Sopra l’architrave della porta d’ingresso c’è la raffigurazione incriminata: un uomo e una donna nudi. Uguale scena è ripetuta sulle decorazioni dei vasi attici custoditi nel Museo nazionale di Tarquinia. La visita alla Tomba dei tori e al museo era libera a tutti.

necropoli etrusca
La tomba dei Tori a Tarquinia

Fattostà che i carabinieri sequestrarono le cartoline nel corso di un’ispezione alle edicole, alle cartolerie, alle rivendite di sale e tabacchi di Tarquinia. Nello stesso tempo sono state denunciate, per aver riprodotto e messo in vendita fotografie pornografiche, la ditte ternane Alterocca, Angeli e Beretta.
Sì, l’artista etrusco decine di secoli prima si era esibito nella riproduzione di un paio di scene da “kamasutra de noandri”. L’iniziativa della magistratura viterbese parve in verità un poco esagerata, ma alla metà degli anni Sessanta, la Procura di Viterbo portava avanti una vera e propria campagna moralizzatrice. Tanto per la cronaca, in quell’anno quella stessa Procura rinviò a giudizio per spettacolo osceno Virna Lisi e Gina Lollobrigida interpreti del film “Le Bambole”. La Lollo fu condannata a due mesi di reclusione, mntre Virna Lisi se la cavò.
Quale fu e se ci fu un seguito in tribunale anche per le tre aziende ternane che producevano cartoline, invece, non si sa.

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