Gli urban screens? C’erano già nel 1400

La copertina del libro di Alessio Patalocco
La copertina del libro di Alessio Patalocco

Una giornata di sole, un prato verde, alberi frondosi… Uscire di casa e trovarsi immersi in un ambiente del genere spinge a pensare che quella sarà una bella giornata da affrontare con la voglia di comunicare, di fare. Altro è impattare col cielo coperto, una giornata plumbea, un terreno fangoso, un mondo dai colori spenti. È stranoto che l’ambiente influisce sull’umore e, di conseguenza, sui comportamenti individuali e collettivi.
In città, un conto è trovarsi al cospetto di muri grigi, facciate anonime, un ambiente squallido; altro avere davanti agli occhi facciate antiche e nobili, o artistiche, moderne ma colorate, o, come accade nell’epoca della comunicazione tecnologica, arricchite da insegne, manifesti colorati, graffiti – veri – schermi luminosi.

Murale Terni
Terni, “Pinklandscape”

L’immagine d’insieme di una strada cittadina, di un piazzale può essere programmata, progettata e, in una qualche maniera, “governata”. E’ compito di chi la città contribuisce a cotruirla e trasformarla giorno dopo giorno. Incanalare tutte le energie progettuali verso la massima resa in spazi e cubature, o destinarne una parte alla realizzazione di un ambiente “positivo”? Quali sono le nuove frontiere della comunicazione nel momento in cui si prende in esame quello che – in maniera spiccia e riduttiva – è definito “l’ambiente urbano”? Quali insegnamenti e suggerimenti è possibile ricavare da situazioni esistenti? Uscendo da una stazione e trovandosi su una piazza da cosa si è attratti? Da una facciata rinascimentale, un’insegna luminosa sul tetto di un palazzo, uno schermo rotante? E quali messaggi si recepiscono?
Interrogativi che sono il punto di partenza di una riflessione e di uno studio di Alessio Patalocco, architetto, artista urbano, PhD in Progettazione sostenibile, assistente di Storia dell’Architettura all’Università Roma Tre, che ora sono un libro: “Verso la città emittente”. La città che per mezzo delle sue strutture architettoniche diventa uno dei media, trasmette ed amplifica messaggi privati, pubblici e pubblicitari. La struttura architettonica considerata e studiata, come suggerisce il sottotitolo del libro, per il suo involucro inteso “come elemento di transizione tra Architettura e Immagine”. L’involucro non è più una “scatola generica” priva di legame tra il contenuto e il packaging dell’architettura, ma superficie cui è affidata la funzione di comunicazione con l’esterno oltre che di separazione. Una superficie emittente, quindi, che, col passare del tempo, ha arricchito l’esperienza architettonica fondendola con contributi provenienti da altri, diversi, ambiti professionali. Il libro di Alessio Patalocco diventa excursus tra le esperienze compiute, a partire da Leon Battista Alberti e la facciata di Santa Maria Novella fino al caso limite della Nathan Road di Hong Kong, passando per il modello Ankara, i graffiti rinascimentali di Roma, i “Frontiers” di Bologna, i “Favela Pantiers” , i “Pinklandskape” di Terni, per poi proiettarsi verso il futuro e l’integrazione degli urban screens col fotovoltaico.

©Riproduzione riservata

Alessio Patalocco, “Verso la città emittente”.
Prefazioni di Raynaldo Perugini ed Enrico Menduni. 
Edizioni Accademiche Italiane, Berlino 2015.
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