L'Obelisco, il "segno" del lavoro ternano

La storia industriale di Terni di Mario Finocchio«Quillu co’ la lima su le mano sa fa’ l’occhi a le purge», il che per i ternani è segno di grandi capacità e quindi di rispetto. Saper fare “gli occhi alle pulci” è stato per decenni una specie di tratto d’identità dei ternani e della loro cultura industriale, tecnica: operaia, in tutti i sensi del termine, anche quello politico. Minore, magari, la dimestichezza con altri aspetti della cultura, sempre nei decenni scorsi,  ma l’orgoglio di appartenere a questa schiatta prima di fabbri sopraffini, poi di tecnici dell’industria (siderurgica, soprattutto) è stato molto spesso il massimo.
E’ un bagno in quella cultura il libro dato alle stampe da Mario Finocchio con il sostegno di Federmanager, l’Associazione dirigenti di aziende industriali, di Terni: “Storia industriale di Terni. Chi l’ha letta e chi l’ha vissuta”.
Mario Finocchio, diciamolo subito, l’ha vissuta. Nativo di Massa Martana si è trasferito a Terni quando aveva 6 anni. Il nonno, Serafino, era stato modellista falegname alla Saffat, le acciaierie ternane, ed aveva partecipato alla costruzione del modello utilizzato per la fusione del basamento del “Grande Maglio”, una delle macchine mitiche per i ternani, quello che quando cadeva “roppeva li vetri de le finestre de mezza Terni”: esagerazioni da leggenda metropolitana, anche se è vero che ad ogni colpo vibrava in mezza città. Finì rottamato, il “Grande Maglio” ed utilizzato come rottame per farne altro acciaio; sorte diversa rispetto alla sua erede altrettanto mitica, la pressa da 12.000 tonnellate, la quale, per una serie di circostanze in parte fortuite, è stata salvata ed ora è un monumento davanti alla stazione ferroviaria di Terni.
Un segno del destino, per Mario Finocchio, quella esperienza del nonno Serafino. Perché manco a farlo apposta, Mario è stato poi un tecnico fonditore che ha avuto diretto accesso a progetti famosi: da quello della cabina sferica per il batiscafo di Auguste Piccard, all’obelisco di Arnaldo Pomodoro. Auguste Piccard, si ricorderà, esplorava i fondali marini. Con quella cabina sferica, costruita alla “Terni”, scese fino agli undicimila metri di profondità della fossa delle Marianne. La pressione cui la sfera doveva resistere era inaudita. Ma resse.
Di altro genere le difficoltà tecniche di fusione da superare per la realizzazione dell’obelisco di corso del Popolo, a Terni. Mario Finocchio, in questo caso, diresse i lavori che furono eseguiti da ex operai della fonderia delle acciaierie (il reparto era stato chiuso già da qualche tempo): la prima novità fu l’utilizzo dell’acciaio e non del bronzo, contrariamente a quanto era accaduto per tutte le sculture di Arnaldo Pomodoro: «L’Obelisco _ scrive Mario Finocchio nel libro _ è la scultura più grande al mondo realizzata in acciaio fuso, con materiali particolari e nuovi metodi di realizzazione mai messi in atto [prima] e mai svelati [dopo]». Uno però lo rivela: «La sabbia usata per gli stampi era sabbia dei monti africani e delle spiagge australiane». Capiscono tutto meglio coloro che “fanno l’occhi a le purge”, ma è certo che non dev’essere stato agevole tirar su un “affare” alto trenta metri e pesante quasi 90mila chili; realizzare tutte le particolarità tipiche delle sculture di Pomodoro; far sì che un unico materiale, l’acciaio, assumesse colori diversi che vanno dalla ruggine all’oro.
E il libro? Il libro è un excursus  nella storia dei popoli umbro e ternano e soprattutto del loro rapporto con i metalli, primi fra tutti quelli contenuti nelle viscere della loro terra (tutti elencati da Finocchio). Quindi l’industrializzazione, cominciata alla metà del XIX secolo: dalla Segheria Bizzoni ed il lanificio Gruber, alla Jutificio Centurini e al Poligrafico Alterocca; la Ferriera Papale e la Saffat; la fabbrica d’Armi e via via fino ai tempi nostri non dimenticando la chimica, e le grandi officine meccaniche e di precisione.
Un libro che è anche un manuale, seppur essenziale, sull’arte della fonderia, che Mario Finocchio ha insegnato per anni, non solo a chi lo ha avuto come dirigente in fabbrica, ma nelle scuole. Proprio agli studenti il libro è dedicato.

Mario Finocchio, "La Storia industriale di Terni -
Chi l'ha letta e chi l'ha vissuta".
Ed a cura di Federmanager, Terni 2011

©Riproduzione riservata

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