Suola professionale 1910

Terni dà l’esempio: così si fa la “buona scuola”

Ipsia Pertini Terni
Le scuole professionali di viale Brin nel 1910

Non ebbe la possibilità di essere presente, Virgilio Alterocca, il giorno in cui la scuola professionale di Terni fu inaugurata. Era scomparso il mese prima, in agosto, e quel 19 settembre 1910 non poté regalarsi la grande soddisfazione di vedere che quella Istituzione per la quale tanto s’era impegnato otteneva il riconoscimento regio. Alterocca, d’altra parte, s’era dato molto da fare perché Terni fosse città moderna. Lo si ricorda oggi soprattutto per le cartoline, ma fu lui ad installare – ad esempio – la prima linea telefonica. Riponeva una grande fiducia su questa nuova scuola, tanto che avvicinandosi il momento di lasciare la vita, è alla scuola che pensò: “Non voglio né fiori né pompe funebri – disse – chi vuole fare cosa grata alla mia memoria dia un contributo alla scuola”.
Il riconoscimento quale Scuola Regia avvenne nel settembre 1910, ma già da quasi un anno le lezioni s’erano avviate, in un capannone messo su alla svelta su un’area concessa dalla “Terni”.
Senza tanti proclami intorno alla “buona scuola” a Terni, aveva vinto soprattutto una concezione dell’istruzione strettamente collegata al mondo del lavoro, alla possibilità per gli studenti di compiere subito un’esperienza diretta, a mettere a disposizione delle industrie ternane manodopera specializzata, intesa come risorsa ed elemento d’attrazione di nuove iniziative industriali, di investimenti. Un’opportunità in più che il territorio intendeva offrire operando lungo un filone di “marketing territoriale” – si direbbe oggi – che era nato col mettere a disposizione aree per la costruzione degli opifici ed energia attraverso l’uso delle acque. Altri tempi.
La manodopera qualificata che si intendeva formare serviva da subito e non si perse tempo. Cosicché quella mattina, quando il presidente del consiglio Luzzatti ed una schiera di ministri entrarono nella scuola, c’erano gli allievi al lavoro. L’occasione era in ogni modo solenne e l’interesse del governo italiano, testimoniava della validità dell’iniziativa ternana.
I componenti del governo furono in Umbria tre giorni, per le celebrazione del cinquantenario dell’annessione della regione al Regno d’Italia. Una giornata fu dedicata a Terni. Prima tappa fu la cascata delle Marmore “ove i Comuni della Val Nerina – riferiscono le cronache dell’epoca – hanno accolto Luzzatti ed i ministri in un elegante padiglione ornato dal gonfalone municipale sotto il quale è stato offerto un vermouth. Luzzatti ha vivamente ringraziato, quindi si è recato subito alle officine elettriche municipali”. Era la centrale di Collestatte che era proprio lì, alla prima fonte di “energia pulita” grazie alla quale Terni s’era dotato dell’illuminazione pubblica.
Il corteo “è quindi ritornato verso Terni – continua la cronaca – ed ha sostato alla Scuola professionale, alla quale doveva essere consegnato il decreto di regificazione. Nel piazzale della scuola, sopra molte tribune addobbate, avevano preso posto le rappresentanze delle società, delle associazioni, delle scuole, molte signore e numeroso pubblico”. Il sindaco Vittorio Faustini, nel porgere l’indirizzo di saluto, pronunciando le frasi di rito, illustrò il percorso di realizzazione e le finalità della scuola, mandando “un plauso al comitato cittadino ed a tutti quanti vollero generosamente concorrere all’istituzione di questa scuola, dalla quale Terni si ripropone molti benefici morali e materiali”. Eccolo il concetto dell’istituzione scolastica adottato a Terni. Una città che, nel 1910, già da anni portava vanto del proprio Regio Istituto Tecnico, tra i più apprezzati e ricercati d’Italia. La nuova scuola, che andava ad affiancarlo, rimarcava la connotazione di città dell’istruzione tecnica avanzata. E non fu difficile per Luzzatti vaticinare una grande crescita industriale per il territorio dell’Umbria del sud. Non mancarono gli interventi del ministro dell’agricoltura, industria e commercio, Giovanni Raineri, quello del rappresentante delle scuole professionali, Amilcare Spadone, e, infine, del “tipografò Visconti che a nome del Comitato operaio” ringraziò il governo per la presenza.

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