Vittorio Faustini, il sindaco cacciatore

Castelchiaro (Terni), casale dei Faustini
Il casale dei Faustini a Castelchiaro

A Castelchiaro, la Flaminia, uscita da Narni e dirigendo verso Terni, nel valicare la collina, passa tra due fabbricati: quello che fu un rimessaggio-fienile e un casino di campagna, restaurato qualche anno fa, ora dipinto di rosa. Sulla facciata spicca una targa, con l’effigie in bronzo di un uomo baffuto: è quella di Vittorio Faustini. Uno della famiglia di Pietro (chiamato “il Garibaldi ternano” per via del suo impegno risorgimentale e l’amicizia col Generale), Francesco, deputato repubblicano del… Regno d’Italia, e Benedetto, architetto cui, a Terni, si deve – tra l’altro – corso Tacito.
E’ il meno noto ai più, tra i Faustini, eppure non è che, ai suoi tempi, sia proprio rimasto nell’ombra. Basta scorrere l’elenco dei sindaci di Terni e si troverà cosi che Vittorio Faustini fu sindaco per una decina di anni, dal 1905 al 1914. Anni difficili, se ci si pensa su. Quando fu eletto le acciaierie, nate una decina di anni prima, erano ormai una realtà più che consistente: con tutto quel che ne conseguiva per la città. Terni era cresciuta in maniera esponenziale e l’inurbamento massiccio aveva generato diversi problemi. E c’erano anche le questioni più propriamente legate alla fabbrica. E’, per esempio, nel 1906 che comincia il braccio di ferro tra la Saffat (le acciaierie, cioè) e gli operai che portò alla serrata del 1907. In discussione c’erano i rapporti tra l’azienda e i suoi tremila operai. Si discuteva intorno a diritti essenziali: orari, condizioni di lavoro, infortunati che venivano mandati a casa perché non piu “abili e remunerativi” per l’azienda.

La lapide che ricorda Vittorio Faustini
La lapide di Castelchiaro

Vittorio Faustini, sindaco, anch’egli- come il fratello – repubblicano ai tempi del Regno d’Italia, si trovò a fare i conti con una situazione del genere. Operò così come avrebbero fatto ottant’anni dopo i suoi successori: ponendosi come mediatore tra la direzione e il sindacato, richiamando l’azienda alle sue responsabilita, coinvolgendo ministri e ministeri perché le esigenze dei lavoratori venissero considerate. D’altra parte faceva parte di una famiglia in cui le istanze sociali si erano respirate sempre. Pur se con qualche contraddizione. Perché sempre di borghesia rurale, si parla: “Possidente” c’e scritto alla voce “professione” nell’elenco dei sindaci di Terni, a fianco al nome di Vittorio Faustini.
La famiglia era proprietaria di grandi appezzamenti di terreno nella pianura tra Terni e Narni. Una pianura fertile, coltivata a mais, grano, cereali di vario tipo, cocomeri. Dove vivevano, nei casali di proprieta dei Faustini, numerose famiglie di mezzadri; e dove trovavano occupazione come braccianti molti di coloro che abitavano sulle colline e che andavano “Jo ‘n i Piani”, al di là “de ‘a strada romana” a spezzarsi la schiena nei lavori stagionali.
Quasi illeggibile quella lapide posta sul casino di campagna di Castelchiaro. C’è comunque solo un accenno all’attivita amministrativa. Non si parla della serrata del 1907 alle acciaierie, dei disordini, di un momento delicatissimo della vita cittadina. E neanche di altri cambiamenti importanti delle’poca: l’elettrificazione della citta; l’apertura definitiva della linea di tramvia tra Terni e Ferentillo. Faustini fu pure il sindaco che rischiò di essere rimosso per fatti di clientelismo. Pericolo evitato grazie alla concomitanza delle elezioni politiche –siamo nel 1909- nelle quali fu eletto deputato suo fratello Francesco.
Quella lapide a Castelchiaro lo consegna alla storia solo quale grande cacciatore.

Vittorio Faustini, il sindaco cacciatore

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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