“Sigaro” luminoso sfreccia di notte nel cielo di Terni

Nel fotomontaggio l’immagine che si presentò agli occhi di due giovani ternani

«Ci trovavamo in via Lungonera vicino ai giardini pubblici quando io e il mio amico abbiamo udito un sibilo penetrante ed acuto, fino fino, come quello che a volte emettono le macchinette a vapore del caffè. C’è venuto spontaneo guardare in alto ed abbiamo visto venirci incontro proveniente dalla direzione del vecchio ospedale, un oggetto luminosissimo, abbagliante. Ci è parso che sostasse per qualche attimo nel cielo e poi lo abbiamo visto sparire dietro le montagne. La visione è durata forse 3 o 4 secondi e ci ha lasciati abbagliati tanto che non distinguevamo più gli oggetti circostanti». I “marziani” erano scesi a dare un’occhiatina alla Terni by night? Nemmeno l’autore del racconto ci credeva ai marziani. Era un giovane di 21 anni che lavorava da gommista e che, negli anni successivi, diventato adulto ricoprì incarichi di primo piano a livello sindacale. Una persona seria, insomma. Eppure raccontò disse di aver visto un qualcosa di misterioso. E l’amico che era con lui quella notte tra il 28 e il 29 dicembre 1962, un venerdì notte. Era passata l’una. I due avevano passato la serata in un bar di via Piave. D’altra parte c’erano solo i bar e qualche cinema ad offrire l’occasione di stare con amici fuori di casa. L’amico confermò. Aveva visto le stesse cose. Mentre tornavano a casa in via Montegrappa, una luce fortissima li colpì. Sentirono il sibilo, non ebbero nemmeno il tempo di chiudere la bocca che s’era spalancata per lo stupore che l’oggetto luminoso dalla forma di sigaro passando a velocità impressionante, sorvolò il fiume Nera e scomparvendo in un battibaleno dietro la montagna di Cesi.
I giornali ci inzupparono il pane e subito divenne un caso d’interesse nazionale quella visione che restò inspiegata.
Accadeva spesso che qualcuno avesse certe visioni negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Si parlava molto dei marziani, degli Ufo che allora venivano chiamati dischi volanti e basta. La suggestione, insomma, era grande e bastava veder in cielo qualcosa di inusuale per temere l’invasione di nanerottoli verdi o giganti contenuti in tute sbrilluccicanti.
Nella zona di Terni era accaduto qualche tempo prima: l’oggetto volante non identificato però, in quel caso, fu ben presto individuato: quell’ “affare” argentato che, colpito dai raggi del sole al tramonto diventava di grande suggestione, era un aerostato mezzo sgonfio che stava precipitando. A terra, arrivò dalle parti di Ferentillo: misurava “non meno di duecento metri di circonferenza” azzardò un impressionato cronista. Una volta sgonfio fu arrotolato e caricato sul rimorchio di un trattore. All’tterraggio era ricoperto di ghiaccio e ad identificarlo aveva una sigla DC, la sigla del Partito – le coincidenze – che proprio a Ferentillo allora faceva man bassa di voti. Ma i dirigenti locali del partito giurarono sull’onore che loro, ovvaimente, non c’entravano

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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