Gaglietole: il prete ha sfrattato il feudatario

La chiesa di San Cristoforo a Gaglietole
La chiesa di San Cristoforo a Gaglietole

Arrivando a Gaglietole non può non saltare agli occhi. È un grande castello, con quattro torri agli angoli, unite da una muraglia. Alta. Possente. Ma per essere un castello c’è una stranezza: su tutto svetta un campanile. Quel castello è, infatti, la chiesa di San Cristoforo, il protettore della piccola frazione di Collazzone, situata sul fianco occidentale dei Monti Martani. Non è l’unica chiesa: un’altra dedicata alla Madonna delle Grazie sta lì, in mezzo alle poche case. La strada le passa davanti. Si va in discesa. Subito una svolta a destra che porta ad una piazza, un grande parcheggio, vuoto. È il punto di ideale per l’osservazione della chiesa–castello. Le guide turistiche dicono che lì dentro c’è una tela pregevole del Polinori.
Altro che scaramucce, tra guelfi o ghibellini. Ai tempi, a Gaglietole, qualcosa di serio è successo di sicuro. I guelfi debbono aver preso il sopravvento ed hanno costruito la chiesa di San Cristoforo ad inglobare il simbolo del potere terreno ed imperiale, del signorotto del luogo. Forse la chiesa è nata quale segno del superamento del potere terreno. Va a capire! «Boh – dice, serio, un uomo sulla quarantina che fa parte di un gruppetto che sta lì, sulla curva a fare quattro chiacchiere – io me lo ricordo sempre così. Anche tu, eh Giuse’, te lo ricordi sempre così. O no?», aggiunge rivolto ad un anziano seduto su un gradino di marmo e che s’appoggia col mento sulle mani congiunte a tenere il manico ricurvo del bastone. «Ah, de sicuro!», conferma Giuseppe. Che si fa qui? «Qui? Agricoltura, qualche animale da allevare. È un piccolo centro. Per il lavoro si va a Perugia, a Todi, a Bastardo. Se scende giù a valle c’è la strada che da Bastardo e Gualdo Cattaneo porta a Collepepe». E a Ripabianca di Deruta, ossia all’E45. «Abitanti? Saremo cinque o seicento». Ma i dati ufficiali, quelli del censimento, parlano di 72 residenti. «E’ che qui stanno tutti in campagna, pochi abitano qui al centro».
Ed il centro, in effetti, è poca cosa. La grande piazza, la chiesa–castello e poco altro. Ma c’è un motivo di vanto: «Ne avrà sicuramente sentito parlare: qui per parecchi anni s’è organizzato un torneo di calcetto. Ci venivano i giocatori del Perugia, Novellino, Amenta…», riferisce uno del gruppo. Mica robetta.
Dalla chiesa dell’Assunta parte la “centralissima” via Garibaldi. Nome“di peso”, ma la via sarà lunga una trentina di metri: da una parte il fianco della chiesa, dall’altra, in un unico fabbricato, tre porte d’ingresso ad altrettante abitazioni. Poi la strada piega a destra, in repentina e ripida discesa, e già è campagna. La parte più densamente abitata di Gaglietole è dal lato opposto: case unifamiliari lungo la strada che scende, anch’essa ripida, verso la valle del Puglia e la provinciale per Collepepe e Gualdo Cattaneo.
Detta così Gaglietole sembrerebbe sorgere su un cocuzzolo. Eppure se si viene dalla parte di Massa Martana, vi si arriva scendendo. Subito dopo Bastardo, infatti, la strada s’inerpica, si passa la località Pozzo, si sale fino a Saragano, un borgo trasformato, quasi per intero, in un albergo: in una delle prime case, sulla piazzetta, c’è la reception; in altre s’aprono il ristorante, il wine bar, la discoteca: le camere stanno in quelle che per secoli sono state povere, semplici abitazioni.
Da Saragano si va a destra e, allo scavallo via in discesa, verso Ceralto, un piccolo centro che presenta una particolarità: come in quasi tutti i centri abitati, le frazioni più sperdute, non manca in bella vista il monumento ai caduti. Quello di Ceralto è diverso da tutti gli altri. Una specie di costone roccioso realizzato con lastroni di pietra grezza, un traliccio di filo spinato, come sul Carso;un elmetto, e poi la lapide con i nomi di tutti i caduti del luogo: tre. Due sono morti nella guerra 15–18, il terzo è l’unico rimasto ucciso nel corso della seconda guerra mondiale.
Ceralto e Gaglietole distano meno di due chilometri: tra le due frazioni passa il confine tra i Comuni di Collazzone e Gualdo Cattaneo. «Eh sì Ceralto è comune di Gualdo – spiegano a Gaglietole – lì, al monumento, si fa sempre la commemorazione. C’è anche il posto per dir messa». È una cappella votiva, ristrutturata da poco. All’interno un affresco di scuola umbra, che al profano pare di un certo interesse.
Da Gaglietole si scende a valle. Lungo la discesa un’ultima sorpresa: un pavone sgargiante “a passeggio” sulla cunetta. Peccato: la lunga coda è chiusa. Ma è bellissima lo stesso.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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