Rettore di Camerino rapito dai goliardi di Perugia

 

Carlo Bianchi, magnifico rettore dell’Università di Camerino, se ne stava tranquillo a casa, quando suonarono alla porta. Erano alcuni studenti che gli parlarono di un problema serio riguardante l’università. «Serve immediatamente la sua presenza _ dissero _ Venga l’accompagniamo noi, abbiamo la macchina qui sotto».
Faceva un freddo cane, quella sera del 14 dicembre 1955. Il rettore aveva da poco inaugurato l’anno accademico, il 223. della storia di uno dei più antichi atenei italiani, fondato nel 1336. Una bella cerimonia cui era intervenuto Giovanni Leone, allora presidente della Camera dei Deputati, che a Camerino aveva iniziato la carriera di docente universitario.
Il Rettore, in verità, ce l’aveva qualche preoccupazione “vera”, perché da qualche giorno era emersa una brutta vicenda, una storia di lauree false per la quale successivamente finì in carcere il preside della facoltà di Farmacia. Il professor Bianchi non immaginò nemmeno di essere vittima di una “goliardata”: «Lei è nostro ostaggio», gli dissero quegli studenti, non appena mise piede fuori casa. Non erano dell’università di Camerino, ma membri della goliardia perugina.
Un rapimento per ritorsione. Un blitz, nell’ambito di una guerra senza esclusione di colpi innescatasi tra la goliardia umbra e quella di Camerino, in occasione della festa della matricola, che, a Perugia, era in corso in quei giorni. Componenti del “Magnus Ducatus Camerinii”, s’erano riversati a Perugia. Cintavano, forse, di avere un’accoglienza calorosissima da parte dei “colleghi” del “Griphonatus Goliardiae Perusinae”, ma così non fu. Ci rimasero male e decisero, così, di aprire la “tenzone”: In gruppo percorsero il centro cittadino schiamazzando, mentre uno di loro facevas da battistrada strimpellando un mandolino.
Potevano i perugini sopportare un tale affronto? E cominciò la caccia ai “menestrelli”: l’incontro fu subito scontro. I goliardi del Griphonatus, vincitori, sottrassero il mandolino, vessillo della protesta camerinese. Oltretutto lo strumento, pare fosse antico ed avesse grande valore materiale, ma l’offesa più cocente fu un’altra: “Camerino è solo un semplice spazio geografico”, sentenziarono i “Grifoni».
Ad offesa feroce, reazione altrettanto feroce. La riposta di Camerino fu il rapimento del capo della goliardia perugina, il “Gripho Triumphans”, che fu circondato, impacchettato e portato di peso a Camerino dove fu trascinato in catene a sfilare tra due ali di una folla che non lesinava insulti e prese in giro. I goliardi del Griphonatus si sentirono obbligati ad alzare la posta. In forze raggiunsero Camerino che strinsero d’assedio, Quindi il rapimento del rettore. Il quale si trovò anch’egli impacchettato a bordo di una macchina diretta a Perugia. Dopo un po’ però dette in escandescenze e costrinse i suoi rapitori a fermarsi e a farlo scendere. La liberazione ebbe luogo a Foligno, in campo neutro. Poi gli stessi studenti acompagnarono a casa il professor Bianchi. Il Ducatus Camerinii ritenne di aver vinto, perché manteneva prigioniero il Gripho. Se lo tenne, anzi, un altro paio di giorni, poi un manipolo raggiunse Perugia e tornò coi trofei di guerra: tutte le targhe che indicavano la Rocca Paolina.

Nella Foto: 
Perugia, festa della matricola 1933. 
Archivio della memoria storica condivisa Perugia (Pr. Tiralti)

©Riproduzione riservata

 

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