La Fucat e la “guerra” delle figurine con la Perugina

La lira e il pinguino, due delle figurine Fucat
La lira e il pinguino, due delle figurine Fucat

 

La lira, nel senso di volatile, è raffigurata mentre si spinge col becco verso terra a ghermire un vermiciattolo, la coda è disegnata bene aperta; praticamente è la riproduzione grafica dello strumento musicale caro a Nerone, formato da piume multicolori. La civetta, ovviamente ti guarda con due occhioni grandi grandi, sbarrati; il pinguino porta il capello a cilindro ed ha sotto la pinna–ala destra il bastone da passeggio abbinato al frac. Poi c’è il leone, con tanto di corona dorata; il leopardo che guarda sorpreso come fosse stato beccato a fare chissaché.
Sono solo alcune delle sessanta figurine dell’album del “Concorso zoologico Fucat”.
Fucat, Fabbrica Umbra Cioccolato ed Affini Terni: la risposta ternana alla Perugina. Anche a Terni si è “fabbricato” il cioccolato, mica si campa di solo acciaio! Certo, la Perugina era un’altra cosa, specialmente nell’anteguerra. Negli anni Trenta, quando la Fucat attraversò il suo fulgore massimo, restava pur sempre una fabbrica di dimensioni più contenute, con sede in via Curio Dentato, “a 150 metri dalla stazione ferroviaria”, com’era indicato sulla cartolina pubblicitaria. Il fabbricato, nonostante le devastazioni dei bombardamenti e gli anni trascorsi, è ancor oggi più o meno lo stesso.
E se la Perugina aveva le figurine dei Quattro Moschettieri, la Fucat rispondeva con gli animali: disegni elementari, accattivanti, anche se non ci fu un “contraltare” al rarissimo Feroce Saladino che contribuì non poco – proprio per l’estrema difficoltà di trovarlo nelle confezioni di cioccolato, caramelle ed anche i prodotti della Buitoni – a far diventare quella della Perugina la raccolta di figurine più nota d’Italia.
Fin dai primi anni del Novecento un po’ tutte le ditte produttrici di cioccolato e caramelle fecero ricorso alle figurine. Aprì le danze, nel 1911, il ciccolataio Decrì di Genova il quale – crepi l’avarizia – regalava coi propri prodotti figurine che celebravano la guerra di Libia, per proseguire poi con la Bibbia e con una serie dedicata al libro Cuore di De Amicis; non poteva mancare lo sport: ed il cioccolataio Piazza, di Milano, fece ricorso al volto dei giocatori del Milan, mentre ciclisti come un giovanissimo Gino Bartali pieno di capelli ed un azzimato Giuseppe Olmo facevano capolino da una cornice verde bottiglia sulle figurine della Zaini. La Caffarel, nel 1935 rispose con le battaglie della guerra d’Abissinia e la Pernigotti si rifugiò in un meno impegnativo Topolino accompagnato, ovviamente, da tutta la serie dei personaggi dei fumetti di Walt Disney.
Raccolte di figurine, per fidelizzare il cliente, per fornire un motivo in più di acquistare i ciccolatini di una marca.
Se la Perugina chiedeva che si riempisse un album di cento figurine, la serie dei quattro moschettieri era “numerosa”, la Fucat si contentava di un po’ di meno: sessanta. C’era un album su cui appiccicarle. Una volta riempito l’album si aveva diritto ad un premio. Qualcuno avrà certo storto la bocca dato che si trattava di disfarsi dell’album messo insieme con tanta passione, sacrifici e brufoli causati dal troppo cioccolato ingurgitato.
Sul retro dell’album la dicitura spiegava tutto per benino: “Inserire il presente album completo di figurine colorate in busta aperta e spedirlo per raccomandata alla Fucat, Casella postale 21 Terni”. Se qualcuno voleva telefonare c’era anche il numero del telefono: 246.
Un album completo dava diritto ad una “scatola lussuosa contenente i migliori prodotti della ditta”, premio che spettava anche a chi, non essendo riuscito a completare la raccolta, inviava “1500 figurine alla rinfusa”. Per avere qualcosa di più consistente gli album diventavano tre (e le figurine 4.500). Ma valeva la pena di abbuffarsi di ciccolato, perché si poteva scegliere tra un triciclo, un carrozzino per le bambole o un monopattino, ma – sia chiaro – tutti «con le ruote di gomma», oppure un servizio di caffè in ceramica artistica. Premi a salire fino al premio massimo corrispondente a qualcosa come 50 album completi di figurine: “un apparecchio radio Philips a 4 valvole, serie sinfonica con mobile elegante in radica di noce”. La cura a Chianciano, però, toccava pagarsela da soli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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