La Stonehenge dei Monti Martani

Illusione ottica? A rilievo su una  delle pietre di Monte Rotondo una figura che ricorda il drago simbolo di Terni
Illusione ottica? A rilievo su una delle pietre di Monte Rotondo una figura che ricorda il drago simbolo di Terni

«Tu che giri sempre perché non vai a dare un’occhiata ad una piccola Stonehenge che sta sui monti sopra Acquasparta?». Stonehenge? Quell’insieme di megaliti patrimonio dell’Unesco che si trovano in Inghilterra? Quella misteriosa “costruzione” avvolta nel mistero, che secondo alcuni è un osservatorio cosmico della preistoria? Quel luogo diventato oggetto di pellegrinaggio per tanti posseduti dal mito dei Celti? «Oh non ti aspettare chissà che: è una faccenda molto più piccola. Però…».
L’interlocutore, per molti anni a Palazzo di Giustizia con mansioni di responsabilità, è persona seria ed attendibile. La curiosità fa il resto. Ed allora, via. Ad Acquasparta. Da qui si prende la strada per Spoleto, la versione contemporanea di quella che fu la “Via delle pecore”, strada di transumanza per i pastori che dai monti delle Marche e della Valnerina trasferivano le greggi verso il Lazio. Roma non c’era ancora quando quella via si cominciò a percorrere.
Fatti pochi chilometri c’è il bivio per Casteldelmonte (tutta una parola), frazione di Acquasparta. Si sale verso la sommità dei Monti Martani. Poche case, una bella piazzetta ripavimentata di recente, due bambini che si tirano il pallone l’uno di fronte all’altro. Un trattoretto sbarra la strada. In due stanno caricando sabbia ed alcuni mattoni. «Me sposto…». «Ci passo, piuttosto: mi parlano di alcune pietre che si troverebbero qui su una montagna». «Ah… le pietre. Lei deve prende pe’ Macerino. La strada è brecciosa. Ci sta ‘n curvone a sinistra. Li ci sta pure una stradetta a destra: ci passono li trattori. Deve fa’ quella. Il posto se jama Monterotondo”.
E andiamo. In moto la strada col breccione smosso mette qualche ansia. Ma il curvone eccolo. La stradetta è da fare a piedi. Si inoltra in mezzo ad un bosco non troppo fitto, con qualche spianata. Pietre? Tante. Una qua, una là… Si continua. La strada sale, poi scende, poi risale. C’è un vecchio abbeveratoio. Una troscia, una grossa buca che raccoglie l’acqua piovana. Uno spiazzo con l’erba alta. Ed eccole lì (forse), in mezzo all’erba. Quelle pietre sono messe in circolo. Sono grosse, sì, ma ognuna sarà la centesima parte di quei pietroni di Stonehenge. Bah, chissà! Non sarà che uno trova quel che vuole trovare? Avanti allora. Altra strada da percorrere. Altre salite e discese. L’ultima piazzola piena di fiori. Lo sguardo si perde verso la E45, laggiù, in basso. Sulla destra la zona industriale di Acquasparta. A sinistra la cava del calcificio. E sopra la cima del monte Torre Maggiore.
Torre Maggiore. Ed allora si pensa a Manlio Farinacci, lo studioso ternano che tanto si è battuto per dimostrare la presenza dei celti in questa zona e che definì Torre Maggiore il luogo sacro per eccellenza delle popolazioni Celto-Umru. Teorie ripudiate dagli storici, le sue. Nessuno ha creduto alle sue ricostruzioni teoriche, alla presenza di pietre runiche, di santuari celti lungo la Via delle Pecore… E quelle pietre in circolo? Ma niente niente… Rapida marcia indietro, osservazione più precisa. Ma no! Comunque una foto… Ormai la suggestione c’è. E allora occhio a tutte le pietre che stanno lì, lungo quella stradetta percorsa solitamente dai trattori. Non sono rotolate dall’alto, perché non c’è un “l’alto”. La montagna di Monterotondo sale in dolce declivio; è fatta di marna, di roccia stratitificata, a lamella. C’è n’è una con tagli che vanno ad incrociarsi quasi a formare una svastica con gli uncini al contrario rispetto a quella del Reich. Che sia una pietra runica? Una di quelle pietre che i Celti mettevano laddove seppellivano i morti? Ma và… Qui ormai si trova quel che la suggestione vuole. Eccone un’altra, ha scalfitture che segnano tratti decisi e ben dritti… La natura fa brutti scherzi! Ed ancora altri sassoni messi in circolo, più grandi di quelli di prima, in mezzo ad alcuni lecini. E, sulla strada, una pietra: sembra ci sia una figura scolpita a rilievo: pare un drago con le ali aperte (come quello dello stemma di Terni, per capirsi): Farinacci dice che è un segno Celtico… Sì, Farinacci! Una foto, però, non guasta, così tanto per discuterne con qualche amico. «Pare proprio un drago _ dice uno di loro che fa l’autista di bus con l’Atc _ E quello è un simbolo celtico». Poi pensa un attimo: «Oh, ma no’ lo dimo a mi moje, quella ce gonfia! Capirai, fa l’archeologa!».

La Stonehenge dei Monti Martani

Monte Rotondo, uno dei Monti Martani
Monte Rotondo, uno dei Monti Martani in Umbria

Monti Martani

Monti martani

Monte Rotondo
Monte Rotondo

 

 

Monti martani

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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