Maestrina di San Gemini diva al Musichiere

Laura Lardori, la maestrina di San Gemini, al Musichierei
Laura Lardori con Mario Riva e Gorni Kramer al Musichiere in una illustrazione sulla Domenica del Corriere.
maestra di San Gemini Sangemini
Laura Lardori

Quella, avrebbe potuto essere la serata di Patrizia De Blank, che debuttava al Musichiere come valletta al posto di Carla Gravina. Invece il giorno dopo i quotidiani, nella nota dedicata alla Tv, parlavano di Laura Lardori, la “maestrina di San Gemini” che per un lapsus era stata costretta a cedere la fascia di campione.
Nel 1957 Lascia o Raddoppia, il quiz con Mike Bongiorno, cominciava a dare segni di stanchezza. Andava in onda quasi da tre anni. La Rai decise che serviva una trasmissione di “rinforzo” e nacque Il Musichiere. Sempre di un quiz si trattava, ma musicale. Seduti su una poltrona a dondolo, due concorrenti dovevano riconoscere una canzone intonata dall’orchestra di Gorni Kramer. Chi per primo suonava una campana, posta a una decina di metri, aveva diritto a dare la risposta. Il concorrente, indovinando il titolo, metteva da parte alcuni gettoni d’oro. Più risposte esatte, più gettoni messi da parte. Ma per entrarne in possesso, chi si aggiudicava le eliminatorie, doveva riconoscere un motivo mascherato, Se azzeccava il titolo, si apriva la cassaforte col malloppo. Il concorrente intascava il premio ed aveva diritto di tornare la settimana dopo e riprovarci, indossando, la fascia di Musichiere.
Grande potenzialità, ma l’indice di gradimento della trasmissione non decollava. Il 22 marzo 1958, alla quattordicesima puntata, ancora nessuno aveva mai azzeccato la riposta finale. Ma quel sabato, da San Gemini, arrivò lei, Laura Lardori. Una ragazza semplice, carina, fresca, con una buona istruzione, come si diceva. Divenne la prima campionessa del Musichiere, guadagnandosi un premio consistente, per i tempi: quasi due milioni di lire.
Fu subito personaggio. La sua simpatia, la sua bellezza, la sua preparazione colpirono il pubblico, e gli indici di gradimento schizzarono in alto. S’aggiudicò altre tre puntate. La sua eliminazione, nella puntata del 26 aprile ’58, era inaspettata.

Laura Lardori, La maestrina di San Gelini, disegnata da Walter Molino
Laura Lardori, la maestrina di San Gemini, disegnata da Walter Molino

E la notizia principale diventò quella. Non l’esordio di Patrizia De Blank. Già diversi erano stati, d’altra parte, gli avvicendamenti tra le vallette di Mario Riva. Tutte belle ragazze in cerca di uno spazio nel mondo dello spettacolo, ma che, scrisse un critico televisivo, “non sapendo spiccicar parola si sono sempre sfogate a smorfie e mossette”. Del tutto diversa era la “maestrina dalla bruna zazzeretta che per oltre un mese ha legato il suo nome alle fortune del quiz”, riferiva la Domenica del Corriere in una lunga didascalia a una tavola di Walter Molino, raffigurante una Laura Lardori spumeggiante mentre correva a suonare la campanella. “E’ stato scritto che essa richiamava e un poco impersonava il costume, il modo di vivere di milioni di massaie, di maestrine, di ragazze che si nutrono di queste canzoni dalla mattina alla sera, sfaccendando in casa, studiando, aspettando un marito o un fidanzato, e navigando tra sogni tinti di rosa e piccoli problemi di bilancio”, aggiungeva la “Domenica”, con un commento criticabile oggi, ma sessant’anni fa fu preso per un complimento.
Un’eliminazione per certi versi rocambolesca. Laura era arrivata in finale. Davanti alla cassaforte individuò subito il motivo mascherato. “Piccolissima serenata” rispose. Immediatamente si corresse: “Timida serenata”. Niente da fare. La prima risposta è quella che conta. Inutili le rimostranze del pubblico in sala e i pacchi di lettere di protesta arrivate alla Rai. Il regolamento era rigido e per la maestrina di San Gemini il Musichiere finì lì.
Ma ormai era famosa. Quotidiani e riviste patinate (dalla Settimana Incom a Bolero) la seguivano come una diva. E tre mesi dopo fu invitata a partecipare, a Senigallia, al concorso “La donna ideale”. Incerta se accettare, alla fine disse di sì. E vinse.
Stavolta la Domenica del Corriere la mise in copertina: Molino la dipinse alle prese con i fornelli. Fu persino ospite a Lascia o raddoppia, e si lasciò intendere che avrebbe potuto concorrere anche in quella trasmissione. Non fu così. Si rivide invece in gara al Musichiere, nel 1960, per la sfida tra i campioni. Poi, pian piano, tornò alla vita di tutti i giorni. Moglie e madre a Todi. Nel 1993 Enza Sampò, la invitò, con Fabio Fazio, a una trasmissione sulla storia della Rai. D’altronde Laura ne fa parte. A buon diritto.

Maestrina di San Gemini diva al Musichiere

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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